Martedì 15 aprile 2008 Midelt - Tattouine - Asfalo
Alle 7 e mezzo la moto è tutta linda davanti all’officina che ci aspetta, giro di prova e si parte, a parte i freni funziona tutto.
Prendiamo la via per Tattouine e ci fermiamo al convento dei frati francescani appena fuori dal centro. E’ un bel posto con una piccola chiesa, architettura da kasbak, chiacchieriamo un po’ con un frate francese, che ci parla della tolleranza della gente barbera e di come siano inseriti nella comunità locale, molto diversa è la situazione nelle zone arabe, i frati conservano gli arredi e i documenti dell’ ex convento algerino di Tibhirine, mi colpisce la lettera testamento di Christian de Chergé, uno dei sette frati uccisi dagli integralisti algerini nel 96, che ho voluto ricopiare integralmente dentro Posa di Sole. Lasciamo il convento e ci dirigiamo verso Tattouine, la moto è scarsa di potenza e quando si trova salita e fango Serena deve scendere, la cosa più divertente sono i guadi. Andiamo in direzione di Asfalo, lasciamo la moto dove finisce la strada e prendiamo il viottolo, la tenda non c’è più è stata spostata, andiamo alla casa dove ritroviamo Moha che sta arando con i muli e Hssein che cava patate. Si chiacchera un po’ e ci si da appuntamento a venerdì per accompagnare Fatima, che è incinta di otto mesi, all’ospedale per la visita ginecologica con un taxi, altrimenti sarebbe andata con il mulo insieme al marito.
L’idea è di andare a vedere le miniere di Mibladen, ma troviamo il motore con la ruota bucata e quindi bisogna spingere per una ventina di chilometri. Lungo la via incontriamo Eto e la nuora con gli asini che stanno andando a fare la legna, la tenda è stata spostata vicino a una sorgente più in alto verso la montagna per essere più vicina ai pascoli. Dopo un paio di ore arrivo a Tattouine, dove ho la fortuna di incontrare Lassen, che vista la situazione mi viene incontro e mi dice di seguirlo, è un uomo gentile dalle mani enormi, ha una bella casa circondata da meli, con calma e abilità ripara la camera d’aria ormai maciullata, dà fuoco al mastice con l’ accendino e poi ci mette le toppe, mi spiega che lui è il meccanico di tutti a Tattouine, fa un lavoro egregio che gli porta via tanto tempo. Lassen è un Marocchino anomalo, mi sembra un contadino nostrano preciso e orgoglioso della sua campagna che è tenuta benissimo. Dopo una sempre gradita merenda rifiuto l’invito a rimanere nella bella casa fra i meli, si riparte ma dopo qualche chilometro ribuco. Rientro a Midelt che il sole ha già posato.
Lunedì 14 aprile 2008 Midelt
Appuntamento alle 8 in lavanderia per noleggiare una macchina e andare a fare un giro nella zona mineraria. L’appuntamento con la vettura viene rimandato di mezz’ora in mezz’ora fino all’una.
Nel frattempo vado dal barbiere che mi vuole affidare la figlia diciassettenne per farla sposare in Italia.
Alla fine l’attesa si dimostra una grande perdita di tempo, l’amico dell’amico dell’amico del lavandaio arrivato apposta da Meknes mi fa compilare una serie di fogli paurosa e poi mi chiede una franchigia assurda e quindi non se ne fa di niente.
Girando per officine alla fine trovo una motoronda 50, quattro tempi e quattro marce e ci accordiamo per domattina.
Domenica 13 aprile 2008 Midelt
Oggi è una bella giornata, dopo questa tre giorni da istituto luce dei tempi d’oro, pensieri per la testa ne passano tanti, ormai ci conoscono tutti siamo gli italiani, non torna che si stia tanto qui sono abituati a vedere stranieri solo di passaggio. Tutti vogliono sapere che ci facciamo qui e pensano che sotto ci sia qualcosa di poco chiaro, anche all’hotel ci guardano con sospetto.
Questa zona è famosa per le miniere ormai quasi tutte chiuse e continuamente veniamo avvicinati da tipi che ci propongono minerali e fossili, qualcuno racconta anche delle cose interessanti. La cosa più antipatica e schifosa sono i venditori di droga, li riconosci da lontano perché sono vestiti all’occidentale e hanno sempre gli occhiali scuri, se entri in un bar ti si mettono vicini e ostentano le loro merci con lo scopo preciso di farsi vedere, cercano di vendere delle polveri che aspirano dal dorso della mano e l’hashish, odio questa gente schifosa vili annebbiamenti garanti delle dittature e per questo tollerati dai regimi a tutte le latitudini.
Comincio a essere stufo di città ma la storia è sempre quella se voglio far funzionare il sito, Base Elba e scrivere gli articoli, queste pause urbane sono inevitabili.
Oggi in Italia ci sono le elezioni è la prima volta da quando ho diritto al voto che non assolvo al mio dovere e nonostante sia schifato dai politici e dalla politica mi vergogno di questa mancanza. Dopo questa tre giorni dentro una parata di regime mi rendo meglio conto di cosa sia la democrazia
Sabato 12 aprile 2008 Midelt
C’è sempre il re ma non lo considera più nessuno, lungo la strada ci sono solo militari, la gente è andata via. Sua maestà lascia Midelt nel primo pomeriggio e la città riprende il suo ritmo ordinario, torna il sole e comincia a riaffiorare un po’ di spazzatura.
Venerdì 11 aprile 2008 Midelt
L’albergo è vicino alla grande Moschea dove nel pomeriggio il re andrà a pregare quindi è gia tutto blindato e le telecamere sono state spostate per girare il filmato della fede. Riusciamo comunque ad uscire spostandosi nella zona esterna al percorso reale. Il dietro le quinte è holliwoodiano, c’è uno spiegamento di forze enorme con tanto di tende militari e cucine da campo, rispetto al giorno prima però è tutto molto più tranquillo, nei bar di periferia ci sono frotte di uomini in divisa imboscati. Rientriamo in centro, è tutto bloccato il sovrano deve ancora andare a pregare, ci sono tante persone venute dalla campagna per vedere, si sono messi il vestito bono e con il pane nella catana sono arrivati a Midelt. La maggior parte delle persone non lo vede per niente ma sono tutti affascinati dalla scenografia, fa strano che sia tutto a colori, questo film che dovrebbe essere girato in bianco e nero.
Dopo la preghiera rimane tutto bloccato, i poliziotti hanno ordini rigidi e la gente si lagna in silenzio senza protestare, tiro du’ urli e passo approfittando del privilegio di essere straniero. In serata è tutto più tranquillo.