In viaggio
Giovedì 21 agosto 2008 Isole Kerkennah - Tunisia
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Oua Oua
Oua Oua
Uno dei personaggi più caratteristici di El Attaya è sicuramente Oua Oua, un’occhialuto signore brizzolato di mezz’età  dalla fisionomia tipicamente italiana. Passa le giornate a fumare la shisha aspettando turisti a cui propone qualsiasi tipo di intermediazione e servizio e saluta sempre tutti con “Oua Oua” che dovrebbe esser qualcosa di simile a “è Lui, è Lui” Si chiama Mohammed ma per tutti è Tin Tin detto Oua Oua. Si racconta come il responsabile della tutela degli uccelli delle Isole di Kerkennah, però li chiama tutti gabbiani, è sempre di buon umore e lo trasmette anche agli altri, amico di tutti e tutti lo vedono con simpatia. A El Attaya se non hai voglia di stare solo e non vuoi fare discorsi complicati, c’è sempre il mitico Oua Oua che ti aspetta dietro la nuvola di fumo della sua immancabile shisha.
  
 
Mercoledì 20 agosto 2008 Isole Kerkennah – Tunisia
Image I viottoli, le strade e le autosrade
La serenità del viaggio è minata dalle notizie che arrivano dall’Elba, sono in disaccordo con i miei soci e questo mi disturba alquanto. E mi dispiace tanto perché la filosofia del Viottolo la vorrei esportare come sempre nel massimo rispetto della natura e delle persone. Sogno una rete  mondiale di viottoli e qui, come del resto anche in Marocco, ho incontrato delle persone con cui si potrebbe fare un discorso comune legato a un turismo della natura e della gente, lontano da dinamiche commerciali globalizzate, solo che ho la sensazione che sia proprio il Viottolo che si stia allontanando dal mio modo di ragionare.
 
  
 
Martedì 19 agosto 2008 Isole Kerkennah – Tunisia

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In attesa del drago fortuna
Andiamo a Ramla, Il presidente Ben Ali è partito e internet ritorna a funzionare, così posso spedire testi e foto e aprire la posta per rispondere tra gli altri ai deliranti fratelli martorella.
Anche oggi è una giornata caldissima e decido di andare a vedere la spiaggia delle mille palme, a detta di tutti la più bella dell’Isola. Da Ramla si attraversa l’Isola cambiando versante camminando in una zona praticamente desertica, poi si iniziano a vedere le palme che sono sempre più numerose man mano che ci si avvicina al mare . La spiaggia è molto bella e suggestiva, con sabbia bianca e le palme alle spalle. Arriviamo con la bassa marea e non c’è quasi nessuno, però ci troviamo Samir con il gruppo dei turisti francesi, tre famiglie coi bimbi piccoli, si spostano con due feluche e la solita barca cucina e per la notte hanno già montato una grande tenda sulla spiaggia. Comincia a calare la temperatura e ad arrivare sempre più gente, la spiaggia diventa sempre meno bella con i turisti tunisini che hanno la brutta abitudine di arrivare con le macchine fino alla riva, si concentrano tutti in uno spazio molto limitato di circa duecento metri. Facciamo un giro intorno e troviamo tanta alpha o sparte una specie di paglia marina che fino a poco tempo fa veniva usata per fare corde, reti da pesca e ceste. La marea sale velocemente e la zona cambia aspetto, con la spiaggia che diventa una striscia di sabbia e i cespugli, circondati dal mare, tanti isolotti. Sulla via del ritorno si incontra una vecchia fornace per la calce, un marabutto e alcuni olivi secolari.
Passiamo davanti all’impianto di dissalazione reso necessario dalla costruzione degli hotel, che ha risolto il problema idrico dell’approvvigionamento dell’acqua anche per le case, ma ha creato un impoverimento del suolo e una crisi profonda dell’agricoltura. L’acqua viene dissalata da pozzi all’interno dell’isola, questo però ha provocato l’abbassamento della piccola falda dell’isola facendo entrare il salmastro nel terreno e accelerando il processo di desertificazione e di conseguenza anche quello dell’abbandono dell’agricoltura, comunque causato anche dal cambiamento dell’economia. Poco distante dalla bella spiaggia, in una grande zona resa asciutta da una diga che funge anche da strada, c’è il progetto di costruire un grand hotel, il così detto hotel ecologico a cui sembra Ben Ali abbia dato il benestare e a poca distanza gli impianti di trattamento del gas. Strutture turistiche, impianti di dissalazione, impianto di trattamento del gas e sull’orizzonte le piattaforme per l’estrazione del gas di grandi industrie petrolchimiche Petrofac, Tps, shell, british gas, progetti futuri apparentemente contrastanti ma in realtà legati, che io vedo come una tremenda minaccia per gli equilibri culturali economici e sociali delle Isole Kerkennah. Dissalatore per riempire le piscine, così non serve il mare bello, alberghi per dare lavoro così se l’inquinamento fa morire spugne e pesci la gente non rimane senza lavoro e se l’Isola diventa desertica e non si può più coltivare non è un problema, le merci si portano dal continente che costano meno. Un disegno diabolico ma come spesso capita la gente vede positivamente nella speranza, nel miraggio di una condizione di vita migliore, più semplice e più ricca senza pensare che così si distruggono le radici, la dignità e soprattutto si perde la libertà. Vorrei parlare di turismo legato all’ambiente e alle tradizioni, gestito direttamente dalla gente del posto ma è difficile e si rischia di essere patetici ed enfatici.
È sempre la stessa  sceneggiatura che si ripete continuamente, un po’ la costante negativa di questo viaggio, quella di avere sempre la sensazione di vedere un qualcosa di bello e vero per l’ultima volta, un cavalcare davanti a un’onda di omologazione globale, come il Nulla della Storia Infinita. Nell’attesa di trovare il Drago Fortuna prendo nota.
Il sole sta tramontando, bello e grande come sempre, nella laguna scompare fra il mare e le sagome delle palme proprio dove una famiglia si è accampata per cenare e passare una serata sul mare, è un posto bellissimo e infatti è proprio dove vogliono costruire il grand hotel.
Ormai è notte, incontriamo un pastore con i suoi cani che sta godendosi la luna dopo aver portato nel chiuso le pecore e poi entriamo a Ramla. Decidiamo di tonare a Sidi Frej anche per sfruttare la wi-fi che aleggia fra le strutture alberghiere. Andiamo a mangiare al Cercina dove la gente del posto ci riconosce, sono tutti stupiti di vedeci ancora qui, i turisti di solito stanno due tre giorni e poi vanno via, incontriamo anche Fathi tutto intoponito che ha abbordato una bolognese. Passiamo qualche ora su internet e poi si rientra a Ramla che ha ripreso il suo ritmo quotidiano, sono circa le due e mezzo di mattina e c’è ancora tanta gente in giro, le due pasticcerie sfornano continuamente paste alla crema e al cioccolato. Poi arriva il pullamn per El Attaya che a una velocità folle attraversa tutta l’isola senza fermarsi fino a Kraten, poi torna indietro e ci scarica a El Attaya che è quasi l’alba.
 
  
 
Lunedì 18 Agosto 2008 Isole Kerkennah - Tunisia

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con Ali Baba

 

Guarda Ouarda
Ci troviamo alle otto al mare, Ali Baba freme dalla voglia di raccontare, prima mi fa vedere la prima casa dell’italiano di El Attaya che è proprio dietro al negozietto di Lathy, poi mi indica il luogo dove l’italiano ha incontrato le prime persone di Kerkennah e ha pronunciato la ormai mitica parola “guarda” oggi questo luogo si chiama la piazza dell’italiano. La G è intraducibile in arabo, non esiste e quindi Guarda è diventato Ouarda, ma qui a El Atrtaya vengono chiamati semplicemente gli italiani. È un racconto ricco di enfasi quasi recitato con gesti, pause e una mimica facciale espressiva e coinvolgente. Ali Baba mi fa partecipe del suo desiderio di ricerca delle proprie origini e mi racconta la storia della sua famiglia, dal primo Ouarda l’italiano unico sopravisuto al terribile naufragio che raggiunge a piedi l’Isola, con i piedi feriti affamato e terrorrizato per la terribile avventura viene soccorso dalla gente del posto, ha paura di essere ucciso e grida “guarda, guarda” indicando i resti dello sciagurato legno. Viene accolto dai Kerkenniani  e decide di non prendere mai più il mare al largo, a più di cinquanta anni decide di si stabilirsi sull’Isola, diventa mussulmano e sposa una donna bellissima di origine berbera e si mette a fare il pescatore, non si allontanò mai più dalle basse acque costiere di Kerkennah. Portò sull’Isola innovazione nel campo della pesca e alcune terminologie marinare dell’Isola. Ali Baba dice che termini come la nassa, il tramaglio, cima, scotta, scalmo sono arrivati sull’Isola con Ouarda  (io credo che la vicina Sicilia abbia influenzato da molto prima Kerkennah). È un racconto che saltella nel tempo, un po’ alla Gino Brambilla il mitico ispettore onorario per l’archeologia sottomarina dell’Isola d’Elba, ma ricco di enfasi, entrano dentro Fenici, Cartaginesi, Annibale, i Romani, la regina Cercina e le sue ancelle, i pirati, i corsari, i contrabbandierei italiani e i vari personaggi e tutta la genealogia della famiglia Ouarda partita dalla frase detta dal naufrago spaurito. È un racconto senza sequenza cronologica ma con collegamenti logici e romantici, si parla di storie d’amore fra genti di luoghi diversi con un comune denominatore l’attaccamento a questa Isola. Il figlio del primo Ouarda diventerà l’uomo più ricco di Kekrennah un abile commerciante che trasportava merci tra Sfax e Kerkennah si chiamava Mohammed. Suo figlio, (il nonno di Ali Baba) è un retto mussulmano (al racconto me lo figuro come Mohammed di Agadir Bou Achiba) conosce il corano a memoria e diviene il riferimento spirituale della comunità. Il padre di Ali Baba, come Mohammed, ha invece i vizi e le attiduni degli italiani, beve vino e alcolici e ama commerciare e pescare in altura. Ali Baba è un veterinario e attualmente vive a Sousse ma non vede l’ora di tornare a vivere qui. Insieme a noi c’è Majed il  fratello più piccolo, un ragazzo sui venticinque anni in attesa di un posto di insegnamento, che attualmente fa il pescatore di spugne e nei prossimi giorni andrò a fare una pescata con lui. Parliamo anche della Galite e raccolgo preziose informazioni perché Ali Baba qualche anno fa ha fatto uno studio proprio a La Galite sulle capre dell’Isola anche loro di origine italiana. Su quest’Isola ha vissuto per decenni una numerosa comunità di origine Ponzese, in un certo senso anche io lì potrei trovare dei collegamenti con le mie antiche radici, la radice comune di questa razza bastarda dei mediterranei che poi è il vero motivo che mi spinge a prolungare la nostra presenza in questa terra.
Ci trasferiamo a casa attraversando la parte vecchia del paese di El Attaya che è di gran lunga la più affascinante con le sue case bianche e basse con i piccoli pergolati di vite per proteggersi dal sole, la casa dei Ouarda è molto grande e bella, Ali Baba ci fa vedere la prima casa, le cisterne per la raccolta dell’acqua piovana e tutto il resto. Facciamo conoscenza dell’anziano padre e poi mangiamo in compagnia di Miriam la sorella. Le due ore passano in un battibaleno e poi torniamo a casa dandoci appuntamento ai prossimi giorni appena mi sarò rimesso in pari con i lavori.
  
 
Domenica 17 agosto 2008 Isole Kerkennah – Tunisia

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L’italiano vero
“Siedi qui” mi sento dire in italiano, “tu italiano, anche io sono un italiano vero guarda!” e  mi mostra con orgoglio i suoi occhi celesti prova per lui inequivocabile dell’italica genia.
Ali Baba è un kerkenniano di origini adriatiche, mi racconta di un suo antenato giunto qui un paio di secoli con un peschereccio proveniente da Misano. Mi fa vedere il suo documento con il cognome Ouarda, mi spiega che significa “guarda” perché il naufrago alle prime persone che lo soccorsero disse “guarda” indicando il relitto del peschereccio affondato di cui lui era l’unico sopravvissuto, e siccome la g in arabo non esiste, è impronunciabile, divenne subito Ouarda e questo diventò il cognome di tutti i suoi eredi. La storia che mi racconta Ali Baba è molto bella e mi incuriosisce e ci diamo appuntamento a domani sera per parlarne con calma, ora voglio andare a Ramla per comprare il regalo a Adam che oggi compie otto anni. Nella notte le gigantografie e le bandiere sono cresciute e in questo delirio sventolante facciamo un salto al circolo canottieri di Ramla dove ieri sera ho visto dei kayak da mare, non sono messi benissimo ma i ragazzi del circolo mi confermano che si possono noleggiare e questa è una grande notizia. 
Rientriamo a casa Bouzida per il più classico dei compleanni con torta, candeline, cappellino di carta e canzoncina in inglese, quella che solo io non sono capace a canta’ e finiamo la serata a giocare con le macchine nel portico. La serata è musicata dal suono ripetitivo e assilante  del folklore, oggi si chiude la settimana di festeggiamenti del matrimonio della sorella di Tarek, il ragazzo dell’internet point, che ci ha invitato più volte. Facciamo un salto, c’è mezzo paese, ormai siamo di casa ci accolgono calorosamente dicendoci che noi non siamo turisti “siete come i kerkenniani”, certo che rispetto ai pochi francesi o inglesi che si sono visti in giro siamo molto  diversi, si mangia con le mani, si cammina scalzi e di notte ci si muove  senza torcia.  
  
 
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