In viaggio
Sabato 28 febbraio 2009 il Cairo
Image Peggio del Bergamasco
Un giro per librerie alla vana ricerca di un vocabolario italo arabo per italiani, come in tutto il nord Africa la maggior parte sono fornite solo di libri religiosi e di contabilità, ma qui al Cairo ce ne sono alcune ricche di tanti libri di vario genere. Ce n’è una strapiena di libri vecchi e polverosi, fra i tanti uno scaffale di libri in italiano che parlano di geologia e di egittologia, cerco di immaginare come sono arrivati qui, ne sfoglio qualcuno hanno le pagine ingiallite e crostose e sanno di muffa e di polvere chissà se qualcuno mai li libererà da questa stiva. A poche decine di metri un’altra libreria interessante, totalmente diversa ampia, spaziosa e asettica con i libri disposti in grigie mensole metalliche, sono quasi tutti libri di medicina rigorosamente divisi in maniera anatomica, ogni settore è un pezzo, la testa, il cuore…  ci lavorano due persone, il primo che sta alla cassa è un tipico pallido nevrotico occidentale che parla un inglese “cingommoso” e mentre telefona e legge mi scrive su un foglietto l’indirizzo di un paio di altre librerie, l’altro è un ragazzone, tonacone e barbetta da Haj, seduto davanti al banco di lettura recita preghiere sottovoce .con i palmi delle mani rivolti al cielo e lo sguardo abulico e sognante fisso nel boh. Il fascino del Cairo è nei contrasti che ci trovi, se guardi dentro questo groviglio infernale, in questa innaturale gabbia di rumore ci trovi tutto e il contrario di tutto. Arriva sera, si va al teatro per parlare dell’idea di “Base Elba” e poi si gurada lo spettacolo allestito dai giovani artisti di cui apprezzo la mimica e l’entusiasmo, intuisco qualcosa ma non capisco niente, del resto l’arabo è quasi più incomprensibile del bergamasco.  
 
  
 
Venerdi 27 Febbraio 2009 Il Cairo

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Sotto lo sguardo della Balilla
Pioviscola e fa freddo oggi al Cairo, osservando l’acqua nera e unta che scende dalle grondaie ci si rende ancora più conto della merda che si respira vivendo qui, l’asfalto delle strade è viscido e schiuma veleno e le pozzanghere sono unte di petrolio. Seguendo le indicazioni della mappa che  Hammed ci ha disegnato nel quaderno, ci ritroviamo in un vicolo di botteghe e officine e poi troviamo il teatro che si stava cercando dove ci hanno invitato per parlare del “progetto” prima dello   spettacolo che ci sarà domani. E’ un piccolo quartierino dell’arte, con una galleria, un teatro e una scuola dove gli studenti dipingono, recitano e fanno musica, è un mondo di colore e fantasia che si sviluppa dentro gli stanzoni di un paio di capannoni abbandonati in questa via di macellerie e officine meccaniche. Il quartire è dominato da un misterioso grande palazzo abbandonato, ricco di ornamenti imponenti che raccontano di un passato sicuramente importante, ma a quanto pare sconosciuto a tutti. C’è un cancello che si apre su un grande giardino abbandonato che è invaso dalla vegetazione, da dove si vedono le architetture imponenti e severe di questo edificio che la giornata plumbea rende ancora più tetro, sembra deserto ma poi sbuca un guardiano che vive all’interno del giardino in una baracca di legno, prima mi dice che è interdetto e poi come sempre  aggiunge che se pago posso entrare. Poco più avanti mi imbatto in una via di meccanici di strada le cui officine si sviluppano sui marciapiedi davanti ai minuscoli sgabuzzini dove conservano ricambi stagionati per rimettere in marcia il vetusto parco macchine che è formato principalmente da fiat.
Fino a qualche anno fa la fabbrica torinese aveva praticamente il monopolio del mercato automobilistico egiziano, ma oggi le cose sono cambiate  perché i modelli più recenti delle case automobilistiche giapponesi e coreane hanno soppiantato le macchine italiane. Comunque sono ancora migliaia le fiat che circolano, le 127 e i 128 considerate auto sportive, sono i modelli più ambiti insieme alle ritmo ed alla 131 che hanno fama di macchine di livello superiore e poi ci sono ancora tante 124 e 1100 ancora circolanti. Su questi marciapiedi-officina dove la shisha non manca mai e l’unico crik viene usato da venti attività, i meccanici si producono in virtuosismi nell’ “arrabattare” riparazioni, sono dei maestri nell’arte di arrangiarsi, qui i ricambi sono tutti tarocchi,  spesso riciclati, anche l’adesivo dei ricambi originali fiat è palesemente falso. È uscito il sole e tutto diventa più vitale, illuminato dalla luce tagliente del tardo pomeriggio spicca un 128 rosso corsa dalle cromature lucenti che regala il suo rombo ai passanti. Aleggia un vento leggero di poesia in  questo vicolo officina che è un po souk e un po’ circo, dove fra alchimie, ricicli e tarocchi la vita delle macchine si rigenera per decenni. Mi perplimo a pensare che tutto il mondo “occidentale”  in crisi di consumo si sta dando da fare con incentivi e sovvenzioni all’industria automobilistica, per costruire e vendere ancora più macchine, vorrei sapere dove finiranno le migliaia di macchine invendute ed usate e capire bene i meccanismi della rottamazione.
Mentre mi aggroviglio il cervello pensando alla spirale vorticosa e suicida del sistema capitalistico, una vecchia fiat balilla, elegante, ben conservata e perfettamente marciante, mi osserva con aristocratico distacco dall’altro lato della via.    
  
  
 
Giovedì 26 febbraio 2009 Il Cairo

Image Elbocentrico e tifoso
Dal kunst cafè, che è diventata le nostra base, spedisco alcuni servizi in Italia che parlano del Marocco. Abbas si è entusiasmato per il viaggio e per “Base Elba” e ne parla con tutti, veniamo continuamente incipriati di complimenti. Ancora interviste e appuntamenti per parlare del progetto, tutti mi parlano di grandi idee da estendere in Egitto e tutto il medio oriente. Sono contento di tutto questo interesse, ma questa glorificazione mi mette a disagio e poi forse io ho una visione “Elbocentrica” del mondo e questo progetto è imperniato sull’Elba. “fantastic” “super” “excellent” “perfect” troppo entusiasmo, quando è così la cosa rimane su un piano ideale, effimero, per me l’idea va trasformata in fatto concreto per essere vera, sono troppo contadino per entusiasmarmi e accontentarmi del vapore di un’idea. Vorrei dire un milione di cose ma mi mancano gli strumenti  e ripenso all’Atlas dove avevo le netta percezione che i nomadi Amazigh capivano tutto quello che volevo dire senza il bisogno delle parole e poi non mi piace questo ruolo di mistico che mi sento cucire addosso. Io ora vorrei sape’ che fa la Fiore che gioca con l’Aiax ad Amsterdam.
   
  

 
Mercoledì 25 Febbraio 2009 Il Cairo

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Il diabolico organismo
Dopo una giornata passata a scrivere andiamo a prendere un the in un “ahwa” dove ci hanno detto che ci sono degli “osservatori” che cercano le comparse per le telenovele egiziane. È un posto buffo con le pareti ricche di pitture che sembrano fondi per gli spettacoli delle marionette, per il momento fare comparsate non mi interessa, ma in caso di necessità potrebbe essere un sistema per rimediare qualche soldo e farsi un po’ di risate. gli ahwa, i cafè popolari del Cairo, sono sempre pieni a tutte le ore del giorno, naturalmente sono frequentati solo da uomini che passano le giornate a fumare la shisha, bere the e giocare a domino. L’unto e lo sporco non mancano mai, così come la segatura sul pavimento e i gatti che sgusciano da tutte le parti, sono posti dove è divertente osservare le persone, fanno il the buono e sono molto economici e per quanto confusionari in questa città sono isole di quiete. Il Cairo credo sia uno dei peggiori posti del mondo per vivere, il rumore del traffico ti spacca il cervello, tutto è scuro e unto di smog, anche le persone sembrano coperte da una patina oleosa e noi con loro, le vie sono dei fiumi di lamiere dai clacson urlanti e gli uomini dentro, degli automi inespressivi trasportati dalla corrente. È come un gigantesco e diabolico organismo senza cervello che trita tutto e tutti.   
       
  
 
Martedì 24 Febbraio 2009 Il Cairo

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L’intervista
Abbas si è incuriosito al viaggio e soprattutto al progetto di “Base Elba” e  stamani ha fissato un intervista per un giornale egiziano. La giornalista si chiama Haether è una ragazza “aristofrick”  fresca di università, anche lei è interessata soprattutto a “Base Elba”, purtroppo quando voglio approfondire le cose viene fuori il grande limite di non sapere le lingue, cercare di spiegare idee e progetti è difficile, anche perché questo è un mondo con una velocità europea di comunicazione che è fatta di parole e scritture; gli sguardi, il gesticolare, i disegni, i suoni onomatopeici, perdono di importanza e di efficacia. Siamo tornati nel sistema dove tutti hanno la cosiddetta agenda e ogni situazione si sviluppa in un tempo prefissato perché gli impegni sono tanti e poi tutti parlano inglese. Per fortuna  le traduzioni di alcune parti del sito di elbaeumberto in arabo mi sono di grande aiuto, comunque qualcosa viene fuori e all’improviso tutti vogliono parlare con noi incuriositi dal viaggio e dal progetto per unire i bimbi del mondo. Questo è un altro Egitto rispetto a quello conosciuto finora, entusiasta e propositivo, è un’élite culturale che ti cattura con il fascino della libertà e la propensione alla curiosità e alla contaminazione culturale, sono contento  e anche un po’ frastornato di tutto questo interesse, ma ho anche l’impressione che questo sia un mondo che si  autoalimenta specchiandosi su se stesso, dimendicandosi di quello che c’è intorno. È comunque un ambiente molto stimolante e tendenzialmente ateo, che cerca di darsi da fare portando avanti progetti legati all’arte, all’istruzione e alla libertà di informazione, sempre però senza turbare troppo il potere. Di sicuro c’è che l’apertura mentale è di solito proporzionata alla distanza dalla religione.   
 
  
 
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