Lunedì 20 aprile 2009 Mut, Oasi di Dakhla - Egitto
Mister La La prima sosta della giornata è dal frittellaio che è sempre più sorpreso di questa lunga permanenza a Mut “tumorow Luxor?” Ogni giorno è più caldo, le uniche creature che sembrano gradire questa temperatura sono le mosche. Dopo una giornata a leggere e scrivere, nel secondo pomeriggio, quando la temperatura comincia a calare, si va a fare un giro nella campagna intorno al paese dove i contadini protetti dai cappelli a tesa larga di paglia, lavorano nei campi di grano e nei palmeti. È bello il contrasto di colore fra il grano maturo e il verde del palmeto, anche in questa oasi ci sono tanti canali che regimano l’acqua che scorre tiepida e ricca di ferro tanto da tingere tutto di rosso ruggine, ci sono anche tanti piccoli stagni salati che con il gran caldo si stanno asciugando lasciando sul terreno grandi piastroni brillanti di sale. La depressione di Mut confina ad est con il deserto roccioso e ad ovest con il mare di sabbia che si trova proprio a ridosso dell’oasi, dopo pochi minuti di cammino verso ponente si incontra la prima piccola duna, è strana perché si trova nel mezzo dei terreni coltivati. La ricchezza d’acqua fa si che in questa oasi ci siano tanti uccelli, soprattutto tortore e ibis, ma anche piccoli trampolieri e numerose altre specie, dopo un accenno di deserto si entra nel fitto del palmeto dove ci sono tante persone a lavoro, la gente di questa oasi è molto più aperta ed espansiva rispetto alle altre visitate prima e la differenza la si nota soprattutto nelle donne che non hanno mai il volto velato e sorridono sempre, è un oasi ricca e ben tenuta con grandi palme e tanti animali, soprattutto mucche assai corpulente. Dopo aver incrociato un grande pozzo da cui sgorga acqua ferrigginosa, ci ritroviamo al limite del deserto dove seminascosti nella sabbia ci sono i resti abbandonati di un insediamento antico, probabilmente si tratta di “Mut el Kharab” (Mut la rovinata), una cittadina risalente al periodo Romano e a quanto pare abitata fino a un paio di secoli fa, ci sono resti di muri in mattone crudo e pareti intonacate di bianco, dalla sabbia sbucano anche tanti cocci di ceramica di vario colore che ricordano il deserto nei pressi di Saqqara e fanno pensare ad una necropoli antica. Il sito è molto interessante ma purtroppo arriva il guardiano, un ragazzino spaurito che ci manda via senza spiegazioni con il classico La (no) ad ogni domanda. È un’area abbastanza vasta e ci sono diversi ingressi insabbiati che sembrano Mastabe, sono scavate all’interno di una collina di roccia tenera striata di giallo e poi cosa assai interessante ci sono degli accumuli ferrosi, come scorie di lavorazione, molto pesanti e di varia pezzatura, sarebbe bello rufolare un po’ e saperne di più, ma Mister La ci manda dietro anche i cani, per la verità più pigri che aggressivi e per evitare storie si prosegue. Ci si gode un sole gigante che tramonta dietro le dune e poi dall’oasi si rientra verso Mut.
Domenica 19 aprile 2009 Mut, Oasi di Dakhla - Egitto
A Kerkennah ci aspettano per “Base Elba” Oggi è domenica che corrisponde al nostro lunedì e gli studenti tornano a scuola, il movimento di scolari mi porta a pensare a “Base Elba” il progetto per unire i Bimbi Elbani con i Bimbi del Mondo, fra pochi mesi avrà il suo battesimo ufficiale alle Isole Kerkennah in Tunisia. Chiamo Samir che è il referente del progetto nelle Isole Tunisine, che mi conferma che a El Attaya è tutto pronto e che ci stanno aspettando, lo sapevo ma sentirlo da lui mi riempie di buonumore. Mut è un paesone tranquillo, rispetto a Bawiti è molto più piacevole perché non è costantemente incupito dall’alone inquisitorio anche perché qui le donne sono solari, non rifuggono allo sguardo e raramente hanno il volto velat. Evidentemente questo è il periodo dei matrimoni perché anche stasera c’è un gran movimento di pulmini e macchine stracariche di donne e bimbi che vanno a festeggiare le coppie dei novelli sposi.
Sabato 18 aprile 2009 Mut, Oasi di Dakhla - Egitto
La delusione del Cocomero Africano Il gran caldo mi spinge a comprare un cocomero ma il risultato è avvilente, una zucca acerba e insapore tutta seme e niente zucchero, il cocomero africano è una grande delusione. Qui si chiama Battikh ed è un frutto insulso e gommoso.
Venerdì 17 aprile 2009 Mut, Oasi di Dakhla - Egitto
Il canale Coranico Il venerdì è il giorno dedicato ad Allah, anche al cafè dei perdigiorno all’ora della preghiera di mezzogiorno, alla televisione si mette il canale coranico che recita le Sura, non é solo il Muezzin a richiamare i precetti islamici , in ogni luogo ci sono continuamente situazioni ed azioni che richiamano ad Allah e agli insegnamenti di Maometto, come quando in serata nel pieno del lavoro con tutta la fila della gente che è lì in attesa del fitir, Mustafa sospende tutto, prende il tappeto riposto in un angolo, fa le abluzioni nel lavandino, poi stende il tappeto sulla via e rivolto alla Mecca si mette a pregare.
Giovedì 16 aprile 2009 Mut, Oasi di Dakhla - Egitto
Zerzura e il Mariage Giornata di relax, fa un gran caldo, camminando alla ricerca di un posto dove poter lavorare comodamente collegati ad internet finiamo in un piccolo internet cafè gestito da un tipo strano, sembra un locale abbandonato che però deve avere avuto un suo momento di gloria, in una catasta di riviste trovo un vecchio Airone che parla della mitica Zerzura l’oasi che nessuno ha mai trovato e di una grotta ricca di pitture rupestri nei pressi di Gilf Kebir, al confine tra Egitto, Libia e Sudan, c’è anche una bellissima intervista al Prof Fabrizio Mori, il famoso paleontologo e archeologo Toscano “riscopritore” delle pitture rupestri e dei graffiti dell’Acacus, le sue parole sagge mi fanno ritornare in mente Haroun e Yaya gli amici Tuareg che mi avevano parlato con grande ammirazione del Professor Mori. Abdullah mi racconta che il suo locale è il punto di riferimento per gli esploratori e che lui sa tante cose, ma quando gli chiedo di Zerzura mi dice che è il nome di un agenzia di fuoristrada e che il nome è forse quello del proprietario. Ringrazio per l’inaspettata lettura sul chiocco del sole e saluto, anche perché qui internet costa venti paund l’ora senza adsl mentre in paese si trova a dieci volte meno. Anche qui a Mut la vita si riavviva dopo il calare del sole, mentre si gironzola in lontananza si sente sempre più forte e distorta la solita musica che ci perseguita dal Marocco, proviene da una specie di giardino attrezzato, mi affaccio e mi ritrovo ad assistere al solito matrimonio Nord Africano: la festa statica di due coppie immobili sul trono e una folta schiera di parenti e amici seduti a guardarli, gli unici che si muovono in maniera agitata sono il cameraman e il fotografo che fanno le foto di rito costringendo i disgraziati festeggiati ad una serie di assurde pose plastiche che nemmeno la mente del mitico Ubaldo Cetica al massimo dello splendore avrebbe partorito.