In viaggio
Mercoledì 13 maggio 2009 Mut, Oasi di Dakhla – Egitto
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Mut very small
Questa sosta a Mut comincia a diventare lunga, soprattutto pensando a quante cose meravigliose ci sono qui intorno, ma aggiornare il sito, scrivere e portare avanti i progetti richiede tanto tempo e questi lavori si possono fare solo quando come qui si trova la conessione internet. Ci vuole comunque costanza e disciplina anche in un viaggio senza scadenze fisse come questo e poi quando vedo quanto è già ricco l’archivio del viaggio provo una grande soddisfazione. Queste soste apparentemente insignificanti sono in realtà quelle che ti fanno capire meglio la quotidianità di una comunità. Dopo una giornata a scrivere nel tardo pomeriggio si esce per andare a vedere la posa di sole dal culmine della città vecchia, mentre si sta rientrando ci chiamano da una casa e ci invitano a prendere un the. È una casa molto povera con i pavimenti di terra, il capo famiglia ci accompagna nella stanza più bella, quella dove c’è la televisione e un paio di panche coperte da cuscini, le donne preparano il the però non si fanno vedere, la stanza si riempie di bimbi e ragazzine e come sempre diventa un festival di risate a guardare le foto e i filmati. In questa casa manca tutto quello che noi siamo abituati a pensare come normale, a cominciare dall’acqua corrente e dal gabinetto, ma al padre padrone la cosa non sembra riguardare più di tanto, se ne sta tranquillamente nella stanza della televisione a fumare e ad accumulare le cicche sul pavimento. Nonostante le nostre proteste manda via anche i bimbi che raggiungono le donne nella corte davanti all’abitazione, sembra inconcepibile ma è la normalità, in questa casa, come spesso nelle zone più povere, c’è una rassegnazione quasi compiaciuta della propria miseria, che viene vissuta come una volontà divina da accettare senza opporsi, quasi fosse un dono. Davanti alla stazione dei pullman della città vecchia c’è la microbottega di un cicciaiolo che invece di infilzare la carne negli spiedi come fanno tutti, la cuoce dentro una griglia con il manico, attrezzo che ostenta come un gran cimelio per dimostrare che lui, a differenza degli altri, ha lavorato come cuoco per gli europei a Sharm. Per far vedere alla concorrenza che si va a mangiare da lui, ci fa un prezzo stracciato, lui guadagnerà poco  ma i colleghi non lo sanno e penseranno che con noi ha fatto giornata. Ci dice che ammira la grande democrazia italiana e che il problema dell’Egitto è che non è un paese democratico, in un misto di lingue e continui fraintendimenti si chiacchera del più e del meno, Mohammed (si chiamano quasi tutti così) ci tiene a dire che lui a differenza di tutti gli altri è una persona acculturata perché guarda sempre la televisione satellitare e gli piaciono tanto Berlusconi, Sarkozy e la su moglie, che in Italia c’è stato il terremoto e l’inter milan è very good e lapo elkan è finocchio …. spinto da tanta cultura chiedo quanti abitanti ha Mut, all’improvviso gelo e silenzio, poi dopo aver consultato il vicinato la risposta è “small Mut, very small Mut, Cairo 25 milion, Alessandria 15 milion, Sharm Sheik small, Karga small” ….  Anche sulle tombe non imparo tanto “Le tombe sono di prima del mi nonno, sono islamiche, romane e faroiniche” però mi conferma alcune distanze:  Karga dista 20 pound e Luxor 150, l’erudito cicciaiolo mi saluta con un marziale forza italia. Sulla via di casa rincontro la famiglia dei cristiani conosciuti domenica, i due fratelli stanno facendo manutenzione alla loro principale fonte di sostentamento, un vecchio camion tedesco, mentre la mamma, dopo avergli portato il convio, prepara il the e gli tiene compagnia, il camione ha mezzo secolo (e non come modo di dire) ma mi dicono che marcia ancora benissimo e i due orgogliosi fratelli non hanno nessuna intenzione di cambiarlo perlomeno per i prossimi due decenni.
 
  
 
Martedì 12 maggio 2009 Mut, Oasi di Dakhla – Egitto
Image Cadaveri per la via
Ancora una volta si fa l’alba a internet, grazie a Mohamed il ragazzo che gestisce questo internet point bello ed economico, si paga un pound e mezzo l’ora, circa venti centesimi di euro, purtroppo è molto lento e le nottate se ne vanno per inserire. Da oggi Base Elba ha il suo logo ufficiale, un altro regalo di Jader.
Rientrando verso casa troviamo un po’ di cadaveri per la via, c’è stato un piccolo smottamento che ha fatto franare in strada i resti di sepolture dimenticate, in serata sono ancora lì e probabilmente ci rimarranno per un bel po’.
 
  
 
Lunedì 11 maggio 2009 Mut, Oasi di Dakhla - Egitto
Image Gli acquaioli verdefoglia
In serata si va a fare una camminata verso il deserto, sui fili di una linea elettrica in mezzo ai campi vediamo una fila di acquaioli verde foglia, sono bellissimi, ancora più sgargianti dei gruccioni più comuni (Merops Apiaster) quelli che vengono tutti gli anni anche all’Elba, sono molto schivi e purtroppo non riesco a fotografarli decentemente. Finalmente è cambiata la temperatura e per la prima volta mi metto la felpa a Mut, ancora ieri sembrava una cosa impossibile.     
 
  
 
Domenica 10 maggio 2009 Mut, Oasi di Dakhla - Egitto
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I Cristiani di Mut
L’aurora è sempre un momento magico, mentre tutto si tinge di rosso cammino per il cimitero abbandonato alla ricerca di qualche traccia che possa farmi capire qualcosa, è un posto strano su alcune rocce ci sono cumuli di ossa umane e teschi di capra che fanno pensare a stregonerie, le teste dei capretti potrebbero essere state semplicemente buttate nel cimitero e qui non ci sarebbe niente di strano, ma la composizione “artistica” con pezzi di teschio umano e costole mi inquieta un po’. Guardando dentro le tombe vedo tanti scheletri completi, alcuni non ancora scarnificati che fanno pensare a sepolture recenti, le teste con i capelli e la pelle rinsecchita fanno un po’ impressione, ma in questo clima così secco i tempi di decomposizione sono talmente rallentati che senza informazioni è difficile anche intuire la datazione. Lasciata l’inquietante e misteriosa necropoli, ci incamminiamo nella parte abbandonata della vecchia Mut, mentre si cammina tra i ruderi il silenzio viene interrotto dallo sdridulio frenetico dei pipistrelli giganti che stanno rientrando nel loro rifugio diurno, il soffitto di una casa abbandonata; a vedere dagli accumuli di sterco è tanto che abitano il rudere, entrano da una finestra e velocemente si appendono al sottotetto a testa in giù, provo a fargli qualche foto ma è difficile perché il solaio del primo piano è crollato e anche la scala, il rumore degli scatti scatena una reazione epilettica fra i chirotteri non ancora addormentati che cominciano a volare intorno alla stanza come impazziti, ma appena mi fermo i mammiferi volanti rientrano tutti e si mettono a nanna. Dalla piccola corte di una casa una signora anziana mi chiama e ci invita ad entrare, è in compagnia di altre due donne molto più giovani, nessuna porta il velo e hanno dei vistosi e bei gioielli d’oro “noi siamo cristiani” mi dice sottovoce ma orgogliosa la donna, che si capisce che qui è il capo carismatico “vedi noi non portiamo il velo, loro sono le mogli dei miei figli e vivono qui nella mia casa” Mentre prendiamo il the escono anche i due fratelli, si chiacchera un po’ e mi spiegano che qui vivono alcune centinaia di famiglie di cristiani, ma per non dare troppo nell’occhio coltivano il loro credo in maniera defilata, anche se mi dicono che qui non ci sono problemi, cristiani e mussulmani convivono pacificamente da decine di secoli e che vicino all’ospedale c’è anche una chiesa. I due uomini fanno i camionisti e viaggiano molto, mi dicono che l’unico luogo in Egitto dove i cristiani hanno problemi con l’islam è la zona di Asyut, dove i barba sono ostili con i copti e con i turisti, ci invitano a restare fino a pranzo, ma decliniamo con la promessa di tornare, anche perché le cose che ci raccontano sono assai interessanti. Nel pomeriggio si va a comprare la frutta da uno dei personaggi più ganzi di Mut, è il fruttivendolo che ha la bottega vicino alla moschea, è sempre molto tranquillo e gentile, ma nel pomeriggio va sempre in catalessi, si annichilisce fumando la shisha e se ne sta immobile abbracciato al suo narghilè, la frutta te la scegli, te la pesi e te la paghi senza nessun problema, l’importante è avere i pound precisi perché Ismael al pomeriggio il resto non te lo farà mai. Serena prepara un aveggio di macedonia che ormai è il nostro alimento base e ce la gustiamo all’imbrunire.
 
  
 
Sabato 9 maggio 2009 Mut, Oasi di Dakhla - Egitto
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Il Professore di Storia
Mentre si compra il formaggio da portare ad “Assaria” per farcire la fitir, mi saluta in francese un signore alto che si presenta come professore di storia del liceo di Mut, mi dice che è un po’ di giorni che mi cerca e mi chiede se ho bisogno di aiuto. Contentissimo di aver trovato una persona che mi può raccontare qualcosa sulla storia di Mut, gli chiedo notizie sulle sepolture della città vecchia … ma è una delusione tremenda, mi dice che sono vecchie, che in Egitto ci sono tante cose antiche e anche a Mut, provo a chiedere lumi sui ruderi delle grandi mura a sud ovest, ma la riposta è più o meno la stessa, alla fine di una serie di spiegazioni vage e sconclusionate, mi consiglia di chiedere informazioni sulle tombe nell’albergo vicino al sito.       
 
  
 
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