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Iron man
Con il sorgere del sole i gabbiani ricominciano a fare casino, soprattutto i più giovani che ormai nelle dimensioni sono simili agli adulti, ma che si riconoscono bene perché non hanno l’elegante livrea bianca e il becco e le zampe gialle degli adulti, sono  grigi e anche nel volo sono lontani  da conquistare l’eleganza e la maestria dei grandi, l’isolotto di Ortano in questo periodo è una scuola di volo per pennuti. Il mare è ancora più piatto di ieri, pagaiamo come su una lastra di vetro fino a la spiaggietta sotto la Torre Appianea di Rio Marina, dove lasciamo i kayak per andare a fare colazione. Rio Marina è il paese minerario per eccellenza è stato costruito dentro la miniera e per la miniera, a differenza degli altri paesi Elbani ha palazzi alti, si costruiva in altezza proprio per non rubare spazio ai cantieri estrattivi, visto che qui tutto è ferro. È un paese costiero anomalo per l’Elba, non si è sviluppato con il turismo nel dopoguerra, ma già nell’ottocento grazie alla richiesta di manodopera della miniera era il secondo paese dell’Elba per numero di abitanti dopo Portoferraio. Il fatto che ci sia un solo albergo conferma l’anomalia. Il paese dei Piaggesi è affascinante, unico con le sue case alte e sbrillicheggianti è circondato da colline rosso sangue sezionate da secoli di attività estrattiva. Un paese che ha una sua personalità anche architettonica, sempre che non costruiscano lo scellerato villaggio paese.
Facciamo colazione sugli spiazzi, poi si fa rifornimento d’acqua e di cibo e io mi compro la tonnina, il tonno sotto sale, una delizia stopposa molto amata da noi Elbani. Doppiato il molo passiamo sotto il pontile rugginoso della miniera, mi sa che questa sarà l’ultima volta che ci passo sotto perché è messo proprio male, poi si pagaia lungo la costa arrugginita fino a Capo Pero, facendoci scorrere a fianco quasi tre millenni di storia mineraria, alcuni resti di miniere etrusche e medievali sono state risparmiate dalla violenza estrattiva perpretata in questo tratto di Costa dalle miniere “moderne” nell’ultimo secolo. C’è tanto degrado e abbandono, ma anche colori e sfumature uniche e affascinanti, rocce rosse, viola, gialle e arancioni si tuffano in un mare anch’esso ossidato, qui il profumo della macchia e del mare si miscela con quello acuto dello zolfo e degli ossidi di ferro. Passata Cala Seregola, doppiamo Capo Pero e poi ci fermiamo nella spiaggia nera del Fiammingo, un pioccolo Arenile fatto di sabbia di ferro. Rifaccio il gioco già fatto tante volte di trasformarmi in creatura di ferro, un tuffo in mare e poi a rotolarsi nella sabbia nera. Solo Serena e Simone s’impanano con me nelle lamelle di Ematite, il risultato è notevole, specialmente su Simone che fra muscoli e denti bianchi sembra una creatura non ben definita uscita da un fumetto di fantascienza: un umanoide tra l’alieno il troglodita. Bagno ripulente e poi ci godiamo l’ambientazione surreale all’ombra di un provvidenziale fico, dove ci schiocchiamo una sacrosanta pennica. Col beneficio di una brezza rinfrescante ripartiamo fino al Cavo, una godereccia pausa gelato e poi di nuovo in mare. Si doppia Capo Castello, passiamo davanti alla spiaggia del Frugoso, poi Capo Vita e i fondali bassi e cangianti di Cala Mandriola, del Pisciatoio e dei Cancherelli. Il sole sta calando e la luce è proprio quella giusta per ammirare le fantastiche radiolariti rosse delle scogliere sotto Monte Grosso, un’infinita sovrapposizione di strati di rocce sanguigne che sembrano dotate di movimento da quanto sono morbide e sinuose. Il vermiglio delle rocce è reso ancora più suggestivo dal verde brillante della vegetazione e dal blu intenso del mare. C’è una grotta bella ma me la vado a vedere seguito solo da Serena perché gli altri hanno paura delle onde dei traghetti e poi osservati dalle capre ce ne andiamo alla spiaggia dei Mangani dove bivaccheremo per la terza volta. Dalla scogliera guardiamo il sole che scende giù fra l’Elba e la Capraia mentre passa l’ennesimo traghetto, non siamo soli siamo stati raggiunti da un capretto curioso che ha lasciato il branco che ci osserva a distanza. Anche questa è una spiaggia isolata e piena di legna, facciamo un bel fuoco e passiamo un’altra bella serata intorno al falò fra il mare e le  stelle osservati alle spalle dalle pupille diaboliche delle capre.