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La preghiera postale

Oggi pausa tecnica, c’è da spedire un po’ di roba a casa, guide, libri e dvd per alleggerire il bagaglio. Si va alla posta centrale, è tutto più semplice del previsto e anche divertente con il funzionario censore che fa finta di leggere i libri da spedire, si riempie la scatola e si nastra, poi si passa al nastratore scheggia che chiude e supervisiona tutti i pacchi prima della pesa, a questo punto l’addetto alla riscossione va via per fare le abluzioni, dopo qualche minuto torna poi stende il tappeto e inizia a pregare insieme ad altre pesone, dopo una quindicina di minuti riprende il lavoro mentre altre persone si alternano sul tappeto della preghiera. C’è gente di tante nazioni in questo ufficio, fra cui uno studente del Mali della famosa scuola coranica di Al-Azhar, come sta scritto in inglese sul foglio prestampato applicato al grande scatolone di libri religiosi che sta mandando ad una scuola in Mali; e una minuta ragazza giapponese che sta spedendo un pacco con l’indirizzo in caratteri arabi e ideogrammi giapponesi. Si ritorna al Cafè Kunst Gallery per lavorare con la wi-fi, è un posto bello, ritrovo di artisti e studiosi, con tanti quadri alle pareti e sottofondo di musica classica. In serata mi mangio un fitir un dolce egiziano, in pratica una sfoglia sottile piena di burro che scatena una reazione devastante.