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	<title>Elba e Umberto &#187; Marzo 2008</title>
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		<title>Luned?¨  31 marzo 2008  Taarart &#8211; m.te Djbel Ayachi &#8211; Taarart</title>
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		<pubDate>Sat, 14 Jun 2008 17:28:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Umberto]]></dc:creator>
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<p>&nbsp;</p>
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<div align="justify">Sveglia 5.30, facciamo colazione col burro fuso, la specialit&agrave; di Taarart, Baali ci dice che il passo per&nbsp; Midelt &egrave; chiuso, c&rsquo;&egrave; troppa neve per valicare dalle piste di montagna, per arrivare nel capoluogo di provincia bisogna tornare indietro, domani decido, oggi voglio provare a salire fino alla vetta del Djbel Ayachi che con i suoi 3737 metri &egrave; la terza vetta del Marocco dopo il Toubkal e il Mgoun. Si esce di casa e le vie del paese sono invase da una grande mandria di mucche, muli e cavalli che sta scendendo verso valle, &egrave; una scena bellissima: la transumanza, la mandria scende veloce dentro una nuvola di polvere, &egrave; una macchia scura dai confini mutanti dimensionata da uomini e donne avvolte in vesti colorate che gli corrono tutt&rsquo;intorno, garanti dell&rsquo;incolumit&agrave; dei coltivi del fondovalle. Correndo dietro la mandria mi ritrovo lontano dal paese, Serena mi raggiunge e cominciamo a salire sui fianchi del massiccio dell&rsquo;Ayachi, siamo circondati dai muri a secco dei terrazzamenti dove il verde del grano, qui ancora basso, fa risaltare le fioriture dei numerosi meli. Camminiamo in direzione di una serie di cascatelle, man mano che si sale il pendio si fa pi&ugrave; ripido e i pianelli assomigliano a tante piccole isole fortificate, tronchi scavati canalizzano l&rsquo;acqua dal fosso ai coltivi. Raggiungiamo i salti d&rsquo;acqua, c&rsquo;&egrave; silenzio e profumo di menta e nipitella in questo Poio d&rsquo;Atlas, sopra il liscione pi&ugrave; grande un ampio getto d&rsquo;acqua esce dalla roccia e si lancia in orizzontale per pi&ugrave; di un metro, sopra solo e sassi e aridit&agrave;, qui nasce il fiume.</div>
<div align="justify">Sopra la sorgente ci sono solo friabili sentierini arditi anche per le capre, saliamo dall&rsquo;altro lato dove piccole piante abbarbicate di leccio e ginepro danno stabilit&agrave; al terreno, in queste &ldquo;macchie estreme&rdquo; la gente viene a fare la legna, il paragone con la natura benevola dell&rsquo;Elba &egrave; inevitabile, qui tutto deve essere conquistato con grande fatica. Anche qui ci sono tanti fossili, i pi&ugrave; appariscenti sono i grandi amoniti, i pi&ugrave; belli i trilobiti. La montagna &egrave; scura, ma attraversata da fasce di rocce chiare che disegnano degli ampi semicerchi somiglianti a schiene di giganteschi sauri dalle squame rettangolari, &egrave; molto ripido e si prende quota rapidamente, il terreno cambia forma, sfasciume, calcare e poi rocce scure disintegrate dal gelo. Serena preferisce fermarsi, guardando in basso, la grande pendenza e il paese, ora piccolo piccolo, mi ricordano le ascese allo Stromboli. Salgo verso una montagna che non vedo, incontrando la prima neve la vegetazione &egrave; praticamente scomparsa ma di tanto in tanto come per miracolo fra le rocce che si sono appena liberate dalla neve compaiono dei fiorellini viola, la pendenza elevata mi mette col &ldquo;muso&rdquo; sul monte mettendomi spesso faccia a faccia con favolosi fossili. Ora si vedono anche le montagne in direzione di Er Rachidia che erano nascoste dalla catena (con picchi superiori ai 3400 metri) opposta alla valle di Taarart, a est si vedono le montagne lontanissime, mi sembra di vedere anche il Toubkal ma non ne sono sicuro, la sensazione &egrave; di essere sul confine di una grande catena.</div>
<div align="justify">L&rsquo;ultimo tratto &egrave; meno impegnativo, c&rsquo;&egrave; tanta neve, ma &egrave; una specie di altopiano e si cammina bene, intorno nei canaloni ci sono grandi accumuli di neve. Arrivato sul culmine (mt 3737) mi godo il magnifico e ampio paesaggio a 360 gradi, c&rsquo;&egrave; tanta neve e il sole inventa mille riflessi rendendo tutto fiabesco. L&rsquo;affaccio verso nord regala dirupi e precipizi pronti ad inghiottire l&rsquo;imprudenza e poi oltre si vede la grande pianura, il fiume Melloul, Midelt e il grande lago artificiale. A Ovest ancora montagne impegnative, le ultime dove c&rsquo;&egrave; il passo che voglio valicare, lo vedo bene, non c&rsquo;&egrave; molta neve, sar&agrave; impegnativo ma credo fattibile, mentre&nbsp; il medio Atlas che prosegue a nord oltre la pianura di Midelt ha un aspetto pi&ugrave; dolce. Mi faccio un po&rsquo; di foto in vetta, non &egrave; assolutamente una montagna impegnativa, ma salire sul culmine mi da sempre una grande soddisfazione, mi viene in mente&nbsp; &ldquo;La conquista del K2&rdquo; un libro letto da militare durante le ronde notturne rubando le chiavi del comando (dove c&rsquo;era la libreria del colonnello).</div>
<div align="justify">Inizio a scendere, la cosa pi&ugrave; divertente &egrave; scivolare nel fango, in lontananza vedo Serena che &egrave; risalita un po&rsquo;. La&nbsp; discesa &egrave; interminabile, nonostante si scenda velocemente sembra pi&ugrave; lunga della salita, dopo le rocce scure, il terreno morbido, poi le rocce a cerchi, ma il duuar sembra sempre alla stessa distanza, quando arriviamo ai campi coltivati la notte &egrave; alle porte, entriamo nel paese ormai tutto rintanato, a casa ci attende Baali che vuole essere fotografato sul suo&nbsp; trattore, l&rsquo;unico di Taarart. E&rsquo; gi&agrave; notte&nbsp; quando il silenzio ascetico della valle viene scardinato dalla cantilena ritmata di una canzone&nbsp; berbera, per un attimo penso a un altro lutto, ma per fortuna &egrave; una festa di fidanzamento. Sono ragazze che cantano e suonano tamburi fatti con contenitori&nbsp; e bottiglie di plastica. I Berberi amano la musica, le loro litanie accompagnano tutti i momenti della giornata, quando si cammina spesso prima si sente il canto e poi si vedono le persone, cantano da soli e in compagnia spesso ripetendo all&rsquo;infinito la stessa nenia. Come mi spiegava Mohamed di Zawyat Ahansal, i Berberi non amano la scrittura, la loro cultura &egrave; musicale e la storia &egrave; tramandata attraverso le canzoni. Rientriamo che &egrave; pronta la cena, facciamo il pieno di burro fuso e ciccia, domani sar&agrave; una giornata impegnativa e le donne di casa ci hanno preparato una cena energetica. Siamo nella grande sala che &egrave; anche la nostra camera, al muro sono inchiodate le immagini del re,&nbsp; fratello del re e del figlio del re, Baali mi chiede chi &egrave; il re d&rsquo;Italia, gli dico che in questo momento siamo senza ma fra qualche giorno anche l&rsquo;Italia avr&agrave; una specie di re e mi addormento con l&rsquo;immagine incubo delle case degli italiani con le pareti di sala adornate con le foto di tutta la famiglia Berlusconi.</div>
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		<title>Domenica 30 Marzo Bousserfin  &#8211;  Taarart</title>
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		<pubDate>Sat, 14 Jun 2008 17:25:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Umberto]]></dc:creator>
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<p>&nbsp;</p>
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<div align="justify">Sveglia alle sei, ci saluta Hussain che sta gi&agrave; andando a lavorare nei campi, &egrave; un ragazzino, ma &egrave; gi&agrave; un uomo, ha in pratica tutta la famiglia sulle spalle. Facciamo una provvidenziale colazione da contadino dell&rsquo;Atlas mangiando due ciotole di pasta, prima di salutarci il vecchio Wasen mi da delle preziose dritte su come legare il tagrart, mentre le donne di casa si fanno un sacco di foto con Serena. La strada scende fiancheggiando il fiume, c&rsquo;&egrave; l&rsquo;asfalto ma si incontrano solo donne ciccione in sella a microciuchi,&nbsp; al guado&nbsp; incontriamo una famiglia&nbsp; mamma e figli che con i loro asini stanno facendo il percorso all&rsquo;inverso.Viaggiare col mulo &egrave; eccezionale per fare conoscenza, non sei schermato da lamiere e vivi alla velocit&agrave; delle persone che incontri, anche i termini che usi sono gli stessi: tagrart, shuar&igrave;, host, herra, ssscohoh, yallah, oued, adrar, duuar, tizi, nishan, e quando ti sentono pronunciare qualche parola in dialetto sei di famiglia, un po&rsquo; come succede in Corsica nei borghi del dito quando discori all&rsquo;Elbana.</div>
<div align="justify">Arriviamo ad Agoudim, un paese bello con diverse Kasbak, alcune anche con decori raffinati, e numerosi edifici costruiti dai francesi che ricordano il passato minerario di questa zona. Un ragazzo si avvicina e ci invita a casa sua a prendere il the, ottima occasione per avere informazioni. Mentre Ou Abbas ci parla della sua gite in costruzione in societ&agrave; con uno spagnolo, Tambone si sdraia col carico, colgo l&rsquo;occasione per ripartire prima che il th&egrave; diventi un pranzo e poi una cena. Si prosegue lasciando la strada, la primavera sta colorando i campi, i fiori gialli e bianchi rendono pi&ugrave; gioviale il paesaggio imponente delle grandi montagne. C&rsquo;&egrave; un fosso dove diverse ragazze stanno lavando, tutte vogliono essere fotografate, qui il rapporto con le foto &egrave; totalmente diverso dalle zone della prima parte della traversata, c&rsquo;&egrave; la ressa per guardare le foto nel display della fotocamera.</div>
<div align="justify">Arriva dalla montagna una carovana di muli al trotto carichi di legna, sono una decina alzano la polvere e danno spettacolo, sono guidati da giovani donne che qui sono pi&ugrave; intraprendenti, in tante ci invitano a casa e ci danno informazioni sulla via per Taarart, anche se non capiscano perch&eacute; se&nbsp; dobbiamo andare a Midelt passiamo dalle difficili vie di montagna invece di passare dalla strada asfaltata. Percorriamo una pista sterrata che attraversa un deserto di roccia grigio senza traccia di persone, dopo un paio d&rsquo;ore incontriamo due donne di ritorno dalla macchia, ci vogliono invitare a pranzo, rifiuto a malincuore, mi colpiscono i bei gioielli, credo d&rsquo;argento, che gli adornano i polsi, da noi credo che le donne un siano mai andate ingioiellate alla macchia. La&nbsp; strada &egrave; larga e monotona, incrociamo un pastore che mi da buone dritte, poco dopo arrivano due camion (i mitici bedford) sui cassoni ci sono almeno cinquanta persone, che sommate a quelle in cabina e sul tetto fanno pi&ugrave; di sessanta persone a camion. Chiedo informazioni e mi confermano che siamo sulla via giusta per Taarart, ma mi dicono anche che a Taarart non c&rsquo;&egrave; niente solo freddo e miseria.</div>
<div align="justify">Saranno le tre del pomeriggio quando incontriamo un villaggio, dalla prima casa ci chiama&nbsp; la padrona di casa per il the, non me lo faccio dire due volte, ho fame e sete. Ci prendiamo il the e&nbsp; si mangia anche una&nbsp; bella frittatona. La donna vive sola con i figli, un bimbo e una bimba che stanno guardando alla televisione dei cartoni animati giapponesi, che sono gli stessi in tutto il mondo solo che qui si cucina su una stufa ricavata da una latta, si vive dentro una casa di fango in compagnia dei polli e l&rsquo;acqua si prende al fosso. Fatima &egrave; originaria di Imichil, &egrave; tutta eccitata, ci fa vedere le foto di una festa, credo il matrimonio, e poi mi chiede di fotografarla insieme a Serena con un con un vestito da festa. Ci invita per la sera facendoci ben presente che lei ha una mucca che fa tanto latte, decliniamo anche l&rsquo;invito a pernottare della donna di Imiclhil e si riparte. All&rsquo;ingresso del paese di Thirermine i campi&nbsp; sono colorati di verde inteso e le donne del villaggio sono nei coltivi a sarchiare, mentre&nbsp; nella &ldquo;piazza&rdquo; del paese c&rsquo;&egrave; la solita stesa di vagabondi. Attraversiamo il borgo seguito dal brusio dei commenti e dalle risate della gente, chiedo un po&rsquo; di informazioni e proseguo sulla via principale. Da un vicolo intravedo sfuggente una bella ragazza dagli occhi grandi tutta vestita di bianco, la rivedo poco dopo in sella a un mulo mentre stiamo guadando il fiume, che cavalca&nbsp; verso le montagne innevate come una misteriosa&nbsp; principessa delle nevi.</div>
<div align="justify">La pista prosegue&nbsp; in alto sul lato sinistro del fiume, sotto di noi una campagna coltivata, rincontriamo uno dei due camion, sta scaricando persone e merci casa casa. Questi camion sono l&rsquo;unico mezzo di trasporto e tutto merci, persone e animali viaggia sul cassone e fa anche da trasporto informazioni, dalle case la gente si avvicina per sapere cosa succede fuori dalla valle, il camion e un po&rsquo; come quando arriva la nave a Pianosa. Risaliamo la valle, sopra di noi si vedono solo montagne brulle, mentre dall&rsquo;altro lato ci sono delle meravigliose montagne innevate che ricordano le dolomiti i cui picchi superano i tremilaquattrocento metri. Il paesaggio torna selvaggio,&nbsp; incontriamo solo spavalde donne sui muli, la neve &egrave; sempre pi&ugrave; vicina, dovremmo essere sotto il Jbel Abachi ma non si vede nessuna grande vetta innevata sopra di noi. Nella valle sta entrando il gelo quando raggiungiamo un austero duuar di cui ignoravo l&rsquo;esistenza, perch&eacute; non segnalato nella cartina, gli abitanti sono ostili, si vede che qui estranei ne viene pochi, tutti si allontanano al nostro passaggio, per&ograve; ci si sente gli occhi di tutti addosso. Si avvicina un anziano gentile che mi indica la via per Taarart fra i vicoli del borgo dicendomi che mancano ancora&nbsp; cinque chilometri e consigliandomi di rimanere da lui per la notte. Ormai manca poco voglio arrivare, proseguiamo, bisogna guadare nuovamente il fiume, fa freddo e per portare sull&rsquo;altra sponda Tambone bisogna bagnarsi fino alle caviglie, ma la solita fortuna arriva anche stavolta, arrivano due uomini dal lato opposto con i muli e uno di loro prende per le redini il nostro asserdom e lo porta di l&agrave;, cos&igrave; noi passiamo saltando fra i sassi e rimanendo asciutti, &egrave; un favore enorme perch&egrave; sicuramente siamo sotto zero.</div>
<div align="justify">Viene notte, la via &egrave; illuminata dalla neve che riflette la luce della luna e delle stelle, dopo una mezz&rsquo;oretta si vedono alcune luci che si specchiano nell&rsquo;acqua, per raggiungere il paese bisogna passare un altro guado, per fortuna&nbsp; c&rsquo;&egrave; una specie di ponte e raggiungiamo Tarrart con i piedi asciutti. Il paese si sviluppa sui due lati della via, ci spostiamo a sinistra dove ci sono delle luci, c&rsquo;&egrave; una specie di bar negozio dove ci sono un po&rsquo; di uomini che giocano a carte, chiedo se possiamo dormire da qualche parte oppure montare la tenda, dopo un primo momento di sguardi cupi, l&rsquo;atmosfera si fa pi&ugrave; rilassata, si avvicina un omone che ci invita a seguirlo a casa. Entriamo nella grande casa di Baali, costruita in pietra, calda e profumata di legna bruciata, ci offrono burro fuso, pane caldo e the e ci invitano a restare qualche giorno.</div>
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		<title>Sabato  29 Marzo 2008 Anefgou Äì Bousserfin</title>
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		<pubDate>Sat, 14 Jun 2008 17:20:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Umberto]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#160; Il padrone di casa ci sveglia alla cinque per la colazione, ci prepariamo per la partenza. In paese c&#8217;&#232; grande mobilitazione, stanno arrivando tante donne per la cerimonia luttuosa, &#232; come una&#160; migrazione di donne in gruppi famigliari, alcune in sella a asini e muli, la maggior parte a piedi. Siamo controcorrente rispetto alla [&#8230;]]]></description>
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<div align="justify">Il padrone di casa ci sveglia alla cinque per la colazione, ci prepariamo per la partenza. In paese c&rsquo;&egrave; grande mobilitazione, stanno arrivando tante donne per la cerimonia luttuosa, &egrave; come una&nbsp; migrazione di donne in gruppi famigliari, alcune in sella a asini e muli, la maggior parte a piedi. Siamo controcorrente rispetto alla migrazione delle donne, sembra che vadano ad una festa pi&ugrave; che ad un evento luttuoso, alcune fra le pi&ugrave; giovani sono vestite in maniera elegante e vistosa e cavalcano con intorno &ldquo;cortigiane pedestri&rdquo;, forse vanno a proporsi come moglie dal vedovo che &egrave; rimasto solo con quattro bimbi piccoli, sembra di essere dentro un film in costume. Il viottolo&nbsp; diventa pista, poi si svolta a destra e si entra in una valle piena di cedri. Sono i famosi cedri dell&rsquo;Atlante, questa &egrave; la foresta pi&ugrave; meridionale, sono alberi giganti padroni assoluti di questa zona. La pista cammina lungo il corso del fiume che la taglia spesso facendoci fare tanti guadi, sul primo costruiamo un&rdquo;ponte&rdquo; poi si guada alla meglio. Su un viottolino stretto e ripido, alto sul fiume Tambone si cappotta, per fortuna senza farsi male, bisogna scaricare tutto il carico e portarlo in basso e gi&agrave; che ci siamo si mangia. I cedri sono sempre pi&ugrave; grandi, mentre il cielo comincia a farsi minaccioso con grandi nuvole grigie, &egrave; da stamattina che stiamo salendo, siamo nuovamente molto alti, ogni tanto si incontrano delle case isolate. Sotto un cielo sempre pi&ugrave; minaccioso attraversiamo terre colorate di rosso e di verde, arrivati in cima ad un passo la neve ritorna ad accompagnarci. Veniamo circondati da un gruppo di bimbi apparsi dal nulla, sono spauriti e eccitati hanno gli occhi sgranati e urlano, mi fanno impressione &egrave; la prima volta che vedo una cosa del genere sembrano drogati. Il capo avr&agrave; una decina di anni, dice di seguirlo ch&eacute; la strada che ho preso porta nella selva e non a Midelt, insiste delirante che devo seguirlo, pianti, urla, capelli strappati, una scena inquietante e tristissima, arriva un ragazzino pi&ugrave; grande sui quindici anni, con fare da bimbo bono e occhi da vile, anche lui ci vuole portare fuori via, lo blocco mentre cerca di aprire il tagrart. Fra scene deliranti andiamo avanti per pi&ugrave; di mezzora poi si defilano. Sono rimasto turbato da questi bimbi dagli occhi sgranati in preda ad una specie di attacco epilettico, vorrei capire da cosa erano alterati. Continuiamo a salire, il vento ed il freddo aumentano la drammaticit&agrave; del paesaggio, finalmente si vede sul culmine della via&nbsp; il villaggio di Anemzi, spoglio e austero &egrave; velato dai&nbsp; fumi bassi dei camini che contrastano la morsa di gelo, fra i ripetitivi parallelepipedi gialli delle case spicca e disturba una villa in costruzione con la classica architettura europea. Il sole sta tramontando e c&rsquo;&egrave; una rasoiata di luce rosa molto bella, ci si avvicina un gruppo di uomini vestiti di nero, il pi&ugrave; grasso si presenta come presidente del villaggio, sono curiosi e amichevoli, ci vogliono dare un passaggio con il pick up del &ldquo;presidente&rdquo; e ci danno un po&rsquo; di informazioni, molto confuse per la verit&agrave;: la distanza da Agoudim varia dai quattro ai cinquantaquattro chilometri, ma sempre nella massima gentilezza. Ci salutiamo rifiutando gli inviti di ospitalit&agrave; che singolarmente ognuno ci ha fatto e si prosegue. Qui la pista diventa strada asfaltata e inizia a scendere, un ultimo sguardo a ponente verso le vette gi&agrave; incontrate e poi la discesa che ci apre un nuovo magnifico scenario sulle catene del Masker e del Jbel Ayachi. Incontriamo due anziane donne che stanno rientrando in paese curve sotto un enorme fascio di legna, hanno il mento a mezzo metro dalla strada, ma trovano la forza di salutare per prime e di chiedere incuriosite chi siamo, da dove veniamo e se l&rsquo;asserdoom &egrave; nostro. Scendiamo mentre cala la notte, l&rsquo;idea &egrave; quella di fermarsi nel borgo di Bousserfin, che dovrebbe essere a sei chilometri da Anezmi, dove ci dovrebbe essere una gite. Arrivati in paese ci vengono incontro dei bimbi, gli chiedo della gite, mi indica in viottolo in mezzo al nulla che va verso il fiume, decido di proseguire sulla strada. Incontriamo una casa con un cartello di un associazione culturale, busso e mi apre una ragazza che ci offre ospitalit&agrave;, &egrave; una famiglia solare e accettiamo di buon grado. Si scarica Tambone e si entra nella casa dove vivono due ragazze giovani con due bimbi piccoli, un ragazzo, la nonna e il nonno un tipo ganzo, sordo e ridaccione che &egrave; contentissimo della nostra presenza. Passiamo la serata guardando le foto del viaggio e dell&rsquo;Elba che conservo come i preziosi di famiglia nel pc.</div>
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		<title>Venerd?¨ 28 Marzo 2008 Monte Tirrhist Äì Anefgou</title>
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		<pubDate>Sat, 14 Jun 2008 17:17:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Umberto]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[Diario di viaggio]]></category>
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		<description><![CDATA[&#160; La luce ci sveglia, ammiriamo l&#8217;alba dalla tenda, poi il sole ci scalda e si esce. Con la luce del giorno la quantit&#224; di fossili &#232; ancora pi&#249; impressionante, ce ne sono milioni&#160; con molte varianti per&#160; forma e dimensione. Passano pochi minuti e arrivano tre pastorelli, su queste montagne c&#8217;&#232; sempre qualcuno anche [&#8230;]]]></description>
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<p>&nbsp;</p>
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<div align="justify">La luce ci sveglia, ammiriamo l&rsquo;alba dalla tenda, poi il sole ci scalda e si esce. Con la luce del giorno la quantit&agrave; di fossili &egrave; ancora pi&ugrave; impressionante, ce ne sono milioni&nbsp; con molte varianti per&nbsp; forma e dimensione. Passano pochi minuti e arrivano tre pastorelli, su queste montagne c&rsquo;&egrave; sempre qualcuno anche nei luoghi pi&ugrave; isolati, uno dei tre suona un tubo di plastica a mo&rsquo; di flauto, ci godiamo un po&rsquo; il posto e poi si carica e si parte. Un bimbo ci indica la giusta via, il viottolino diventa mulattiera quando incrociamo un pastore che ha in grembo un agnellino appena nato, dopo un&rsquo;ora di discesa imbocchiamo la pista che ci porter&agrave; a Anefgou, seguendo&nbsp; il fiume. E&rsquo; gi&agrave; da una mezz&rsquo;ora che la roccia di prevalenza &egrave; il granito, i fossili sono scomparsi, ma ci sono&nbsp; tanti cristalli di quarzo, i pi&ugrave; appariscenti sono alcuni verdi. Incontriamo i primi cedri dell&rsquo;Atlas e ci sono enormi coti rotondeggianti sparsi lungo i pendii ripidi delle montagne, il paesaggio &egrave; cambiato totalmente, &egrave; tutto molto pi&ugrave; verde, vediamo una baita in perfetto stile alpino, e alcuni altri edifici simili, ma ancora nessuna persona. Il fondo valle &egrave; coltivato, nei pressi di Anefgou incontriamo le prime persone, il paese &egrave; mimetizzato con le rocce giallastre della montagna alle sue spalle, guadiamo il oued e entriamo nel villaggio sotto gli sguardi &ldquo;corleonesi&rdquo;degli schivi abitanti. Mi dirigo verso la scuola per chiedere qualche informazione e la giovane maestra mi affida a un bimbo che ci accompagna assieme al fratello pi&ugrave; grande all&rsquo;hotel caf&egrave; di famiglia, l&rsquo;unica struttura &ldquo;ricettiva&rdquo; del paese. Si passa davanti ai prati del paese dove ci sono tutti gli uomini sdraiati al sole che dormicchiano. Hammed ci porta a casa, l&rsquo;hotel &egrave; una stanza con dei materassini, il bagno &egrave; la stalla che ospiter&agrave; anche Tambone, scarichiamo il bagaglio e ci fermiamo, dopo una siesta mangereccia, the e uova, facciamo un giro del paese, le donne sono pi&ugrave; belle del solito, sono ingioiellate ed hanno gi occhi truccati, le bimbe hanno le trecce e alcuni bimbi hanno una cresta punk. Ci sono tante persone, &egrave; un villaggio che non sembra per niente islamico, c&rsquo;&egrave; un grande gruppo di donne e ragazze, almeno trenta, ma ci fanno capire che non siamo graditi, giriamo fra le case che qui hanno ampie scale esterne in legno, il cui spazio sotto viene usato come riparo. Facciamo un giro e si rientra, Hammed ci apre il negozio, compriamo sardine e biscotti e torniamo a casa. Come sempre si fa amicizia coi bimbi, Hadda, la piccola sorella di cinque anni &egrave; l&rsquo;attrice protagonista della situazione, qui comanda la mamma, una donna autoritaria e di poche parole. Ci viene a fare visita un anziano barbuto con un tonacone bianco, ha un&rsquo;aria contrariata ,vuole vedere i documenti e non gli torna che siamo arrivati con l&rsquo;asserdoom (il mulo). &Egrave; il responsabile del paese e mi fa scrivere i dati anagrafici su di un pezzo di cartone, poi lo sento brontolare con il padrone di casa, pochi minuti e arriva un ragazzo che si presenta come responsabile della polizia che mi richiede le stesse cose poi va via soddisfatto. &Egrave; ormai buio quando il silenzio viene rotto bruscamente dal rumore di un&rsquo;auto accompagnato dal suono ipnotico del canto urlato delle donne e poi il rumore di una grande corsa collettiva. Andiamo a vedere che succede, tutto il paese sta andando verso lo stesso punto, c&rsquo;&egrave; un fuori strada parcheggiato, gli uomini incappucciati e le donne che cantano sbattendo la lingua, nella concitazione casco nel canale dell&rsquo;acqua proprio mentre passa un feretro coperto da un telo bianco portato da uomini che risalgono da dietro il villaggio verso la casa dove si &egrave; radunato il paese. Gli uomini intonano un canto di cerimonia, sul tetto della casa e intorno ci sono centinaia di persone, i fal&ograve; nelle viuzze rendono tutto molto suggestionante, vorrei fare delle foto, ma non me la sento, c&rsquo;&egrave; un&rsquo;atmosfera che &egrave; un misto di eccitazione e cerimonia liturgica. Ci raggiunge Hammed, anche lui &egrave; suggestionato da questa situazione, mi parla di un muto e di persone che hanno problemi, i canti luttuosi di una donna con un infante sulle spalle e gli sguardi ostili delle persone ci invitano a lasciare il luogo. Rientro con una grande curiosit&agrave; per questo evento che non ho capito, ma che mi ha suggestionato. In tarda serata ci fa visita un altro pseudo poliziotto che ci dice che domani lo dobbiamo seguire al commissariato di un paese vicino perch&eacute; non &egrave; normale che degli stranieri vadano in giro per cosi tanto tempo con un mulo, dopo una mezzora di risposte calme, alzo la voce e gli dico che io non vado con nessun poliziotto, come d&rsquo;incanto si normalizza tutto, mi dicono che va tutto bene, mi chiedono scusa per il disturbo e mi dicono che domani posso andare dove voglio .&nbsp;&nbsp; Si viene a sapere cosa &egrave; successo: &egrave; morta una giovane donna incinta.</div>
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		<title>Gioved?¨ 27 Marzo 2008 Tisli &#8211; Monte Tirrhist</title>
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		<pubDate>Sat, 14 Jun 2008 17:15:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Umberto]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[Diario di viaggio]]></category>
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		<description><![CDATA[&#160; Partiamo di buon&#8217;ora, la padrona di casa ci raccomanda prudenza e i suoi attendenti non si capacitano sul perch&#233; voglia passare dalla montagna invece che dalla pista di Imilchil, ma tutto sommato sono molto gentili, ci preparano una grande colazione e ci regalano un pane caldo. Appena partiti un grande falco bianco volteggia sopra [&#8230;]]]></description>
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<p><img src="http://localhost:8888/elbaeumberto_2015/Joomla_1015/images/stories/diario0308/27 mar 001.jpg" width="140" height="105" hspace="6" alt="Image" title="Image" border="0" /></p>
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<p><img src="http://localhost:8888/elbaeumberto_2015/Joomla_1015/images/stories/diario0308/27 mar 007.jpg" width="140" height="93" hspace="6" alt="Image" title="Image" border="0" /></p>
<p><img src="http://localhost:8888/elbaeumberto_2015/Joomla_1015/images/stories/diario0308/27 mar 007a.jpg" width="140" height="93" hspace="6" alt="Image" title="Image" border="0" /></p>
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<div align="justify">Partiamo di buon&rsquo;ora, la padrona di casa ci raccomanda prudenza e i suoi attendenti non si capacitano sul perch&eacute; voglia passare dalla montagna invece che dalla pista di Imilchil, ma tutto sommato sono molto gentili, ci preparano una grande colazione e ci regalano un pane caldo. Appena partiti un grande falco bianco volteggia sopra le nostre teste, &egrave; una giornata bellissima il sole e l&rsquo;assenza di vento fanno salire rapidamente la temperatura.Stamani Tambone&nbsp; non vuole andare, la prima ora &egrave; sempre una battaglia ma stavolta &egrave; proprio una guerra e spiegagli che l&rsquo;omo &egrave; superiore alla bestia come mi dicevano i vecchi della Bonalaccia &egrave; una gran faticata. Dopo un paio di chilometri due donne che stanno lavorando nei campi mi invitano a compartire con loro la colazione, latte, pane e arance. Stanno zappando il terreno liberato dalla neve per prepararlo alla semina, nei campi si sono portati i figli pi&ugrave; piccoli, la pi&ugrave; piccina &egrave; una bambina di pochi mesi&nbsp; tutta imbacuccata nelle coperte e posata sul terreno sotto lo guardo vigile della sorella che avr&agrave; al massimo due anni. Ripassiamo davanti al villaggio semi deserto, dove una donna&nbsp; sta cocendo il pane, poi nel deserto appare in lontananza una bicicletta come un miraggio, che si rivela reale dopo qualche minuto, si ferma incuriosito a scambiare qualche parola sorpreso pi&ugrave; di noi dell&rsquo;incontro, poco prima del lago rincontro il bimbo di ieri&nbsp; sera oggi in compagnia di altri due colleghi che mi mostrano alcuni fossili molto belli. Arrivati al lago vediamo nel fango le nostre impronte e&nbsp; abbiamo un ulteriore conferma che non c&rsquo;&egrave; n&eacute; gite n&eacute; villaggio di cui parlava la guida, sono segnalazioni che possono costare caro e mi confermano ancora una volta che&nbsp; tutte le informazioni vanno sempre verificate . Il lago &egrave; bellissimo, azzurro come il cielo con il riflesso delle vette innevate nelle acque immobili, ci fermiamo un po&rsquo; per goderci lo scenario immersi in un silenzio assoluto. Ripartiti dopo poco incontriamo qualche casa, ma sembrano tutte deserte, disabitate, la&nbsp; vegetazione &egrave; quasi assente. Continuiamo a salire, la pista &egrave; solo una piccola traccia che si mimetizza nel terreno cromaticamente uniforme, da una&nbsp; casa isolata ci viene incontro&nbsp; una donna con un bimbo sulle spalle, il piccolo &egrave; malato, ha la testa piena di bolle e pustole e il collo gonfio e pieno di ematomi, dagli occhi gonfi e lacrimosi si capisce che sta veramente male, la donna mi chiede qualcosa per curarlo una crema, delle pasticche, ma io non ho niente&nbsp; e soprattutto non sono un medico, non so cosa fare gli dico di andare ad Imilchil dove c&rsquo;&egrave; una specie di ospedale, mi dice che c&rsquo;&egrave; gia stata e gli hanno dato una crema&nbsp; ma non ha funzionato, la esorto a portare il bimbo gi&ugrave; ma non mi sembra di averla convinta. Il problema della sanit&agrave; qui &egrave; enorme, i medici sono pochi e male attrezzati, non hanno i mezzi per spostarsi e anche se li avessero non possono lasciare scoperti i luoghi principali per andare a soccorrere le persone che vivono isolate, poi qui la gente &egrave; totalmente fatalista se uno si ammala e perch&eacute; allah ha voluto cos&igrave;. La pista si divide in due, ma la mamma di prima ci insegue e ci indica la via per Midelt. Siamo dentro un grande deserto di pietra, a sinistra una montagna di rocce chiare a forma di semicerchio, non c&rsquo;&egrave; pista, ma c&rsquo;&egrave; un gregge e&nbsp; il pastore mi indica la via. Siamo su un grande altopiano circondato da montagne, quasi senza rendermene conto mi trovo a camminare dentro una grande necropoli con centinaia di tombe, sicuramente non &egrave; un cimitero mussulmano anche perch&eacute; nelle vicinanze non c&rsquo;&egrave; nessun paese, tante tombe a cassetta e alcune a tumulo, molto simili a quelle del Piano alle Sughere ma in uno spazio molto pi&ugrave; esteso che si confonde in una distesa di pietre squadrate che mi fa venire in mente &ldquo;le Mure&rdquo;. &Egrave; un contesto&nbsp; imponente e apocalittico che evoca epiche&nbsp; battaglie fra grandi eserciti,&nbsp; dimenticati&nbsp; protagonisti di un passato mai scritto. Ci sono tanti fossili soprattutto Ammoniti, la pista indicatami segue il corso secco dell&rsquo;oued, sale lenta e sinuosa, allora decido&nbsp; di tagliare a sinistra salendo un monte di pietraie scure. Il percorso &egrave; ripido e instabile, Tambone scivola e si accascia sopra il tagrart, per fortuna&nbsp; un pastore in alto mi vede e mi viene incontro&nbsp; aiutandomi&nbsp; a ricaricare e indicandoci&nbsp; la via di Tirrhist. E&rsquo; quasi il tramonto, si sale sempre di pi&ugrave;, il terreno ora &egrave; morbido, siamo sui tremila metri, c&rsquo;&egrave; la neve intorno, in basso si vedono alcuni&nbsp; pastori nomadi che si stanno spostando verso i rifugi per la notte. Nella valle &egrave; scesa l&rsquo;ombra, in alto c&rsquo;&egrave; ancora il sole, incontriamo un bimbo pastore quasi in vetta, siamo sul culmine, &egrave; una montagna che ci regala un panorama maestoso, uso spesso questo termine, ma qui &egrave; assolutamente appropriato. Il bimbo solitario intona un canto berbero sul tramonto, anche a me viene di stonare un canto di gioia per glorificare la bellezza del posto. Siamo sul passo alto, le montagne che sembravano lontanissime sono quasi tutte sotto di noi, a ovest il plateau e il lago di Isli, a levante, sotto di noi, il villaggio di Tirrhist che sembra un presepe con la campagna coltivata a terrazzi che evocano le risaie del sud-est asiatico, poi apparentemente infinita la catena del Medio Atlante fino alle vette lontane del Masker. Siamo su una montagna di fossili di conchiglie, se si arrivava una mezza milionata di anni fa c&rsquo;era anche da rimedia&rsquo; un cacciucchino, invece ci tocca mangia&rsquo; scatolette di tonno. Appena sotto la vetta a est c&rsquo;&egrave; un rifugio, altri ripari si trovano pi&ugrave;&nbsp; in basso, siamo a tremila metri e siamo gi&agrave; sottozero, metto Tambone a riparo nella &ldquo;stalla&rdquo; e poi si monta la tenda, ne blocco i bordi con lastre di fossili, e poi mi godo il panorama, lo scenario con le stelle che cominciano a illuminarsi e la neve che riflette le luce gelida della notte &egrave; di quelli indimenticabili.</div>
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		<title>Mercoled?¨ 26 Marzo 2008 Tisli &#8211; Imilchil &#8211; Isli</title>
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		<pubDate>Sat, 14 Jun 2008 17:12:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Umberto]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#160; Dopo qualche giorno di sveglie all&#8217;alba una dormitona ci voleva, andiamo a piedi alla vicina&#160; Imilchil, cos&#236; si riposa anche un po&#8217; Tambone che sta mangiando felice l&#8217;erba sul bordo del lago. Imilcil &#232; la porta verso il deserto ed &#232; famoso per il Mousseum (il mercato degli sposi) che si tiene qui a [&#8230;]]]></description>
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<p>&nbsp;</p>
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<div align="justify">Dopo qualche giorno di sveglie all&rsquo;alba una dormitona ci voleva, andiamo a piedi alla vicina&nbsp; Imilchil, cos&igrave; si riposa anche un po&rsquo; Tambone che sta mangiando felice l&rsquo;erba sul bordo del lago.</div>
<div align="justify">Imilcil &egrave; la porta verso il deserto ed &egrave; famoso per il Mousseum (il mercato degli sposi) che si tiene qui a settembre, per l&rsquo;occasione qui si&nbsp; radunano tutti&nbsp; i nomadi e gli abitanti dei villaggi alti, prima che la neve li isoli per l&rsquo;inverno. il Mousseum &egrave; un occasione ottima per accoppiarsi per gli scapoli dei villaggi isolati. L&rsquo;evento risale al periodo coloniale ed era stato istituito per aggiornare l&rsquo;anagrafe, oggi &egrave; diventato un evento turistico, lo si capisce dai tanti alberghi, ora deserti, e dai mille richiami all&rsquo;evento. Facciamo scorta di viveri e si rientra velocemente approfittando di un passaggio con un mitico Bedford rosso che sono la colonna portante dei trasporti in Marocco. Il camionista &egrave; un allegro vecchietto che parla francese, il camion ha due enormi tachimetri (uno &egrave; una sveglia modificata) che non funzionano e un interruttore da casa per le luci. Si prepara il bagaglio e si parte, salendo in direzione del&nbsp; lago di Isli&nbsp; la pista cammina in mezzo a questa pianura in quota, tutt&rsquo;intorno montagne brulle e in alto la neve, si incontra un villaggio, ma &egrave; deserto, sono i villaggi dei nomadi che durante la stagione fredda vengono abbandonati, guardo meglio e una casa &egrave; abitata, forse sono i primi ritornati. Salendo incontriamo un bimbo pastore che pascola le sue pecore in un terreno apparentemente sterile. La strada sale costantemente anche se in maniera quasi impercettibile, la giornata &egrave; bellissima ma gelida e ora che sta andando gi&ugrave; il sole il freddo diventa intenso, il terreno &egrave; sterile e bagnato in pratica &egrave; fango tenuto assieme dal gelo, &egrave; quasi notte quando arriviamo al lago di Isli&nbsp; su cui si affacciano i picchi innevati e un deserto in quota, della piccola gite di cui parlava la guida non c&rsquo;&egrave; traccia. &Egrave; molto bello, ma il terreno &egrave; bagnato e precario, ricco di canaloni e smottamenti in caso di pioggia o neve pu&ograve; essere molto pericoloso e poi fa veramente tanto freddo, decido di tornare indietro e dormire in un posto pi&ugrave; caldo e sicuro. Si Cammina a ritroso sotto una stellata che illumina la steppa per un paio di ore e poi si ritorna al castello solare, che si vedeva stranamente illuminato da qualche chilometro, sono arrivati un gruppo di fuoristradisti olandesi che hanno animato la struttura, c&rsquo;&egrave; ancora una camera libera, quindi per stanotte si dorme fra le mura&nbsp; poi domattina si riparte per Isli e le grandi montagne.</div>
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		<title>Marted?¨ 25 Marzo 2008 Tarzoute Äì Tisli</title>
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		<pubDate>Sat, 14 Jun 2008 17:10:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Umberto]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#160; Sveglia all&#8217;alba, colazione, rifaccio il tagrart e si parte, stamani Tambone non va, la prima mezz&#8217;ora &#232; una battaglia poi si stufa di fa&#8217; sciopero e si comincia a camminare di buon passo. La campagna &#232; dolce, siamo alti quest&#8217;altopiano in pieno inverno &#232; coperto dalla neve ma &#232; un ambiente molto pi&#249; abitabile [&#8230;]]]></description>
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<p><img src="http://localhost:8888/elbaeumberto_2015/Joomla_1015/images/stories/diario0308/25 mar 003.jpg" width="140" height="93" hspace="6" alt="Image" title="Image" border="0" /></p>
<p><img src="http://localhost:8888/elbaeumberto_2015/Joomla_1015/images/stories/diario0308/25 mar 004.jpg" width="140" height="93" hspace="6" alt="Image" title="Image" border="0" /></p>
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<p><img src="http://localhost:8888/elbaeumberto_2015/Joomla_1015/images/stories/diario0308/25 mar 006.jpg" width="140" height="93" hspace="6" alt="Image" title="Image" border="0" /></p>
<p><img src="http://localhost:8888/elbaeumberto_2015/Joomla_1015/images/stories/diario0308/25 mar 007.jpg" width="140" height="105" hspace="6" alt="Image" title="Image" border="0" /></p>
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<p>&nbsp;</p>
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<div align="justify">Sveglia all&rsquo;alba, colazione, rifaccio il tagrart e si parte, stamani Tambone non va, la prima mezz&rsquo;ora &egrave; una battaglia poi si stufa di fa&rsquo; sciopero e si comincia a camminare di buon passo. La campagna &egrave; dolce, siamo alti quest&rsquo;altopiano in pieno inverno &egrave; coperto dalla neve ma &egrave; un ambiente molto pi&ugrave; abitabile rispetto a quello dei giorni precedenti, lo si vede dalle case che sono molto pi&ugrave; numerose e dalle mucche che qui possono vivere, la mucca &egrave; una risorsa enorme per una famiglia ,vuol dire latte tutti i giorni. Qui la terra &egrave; chiara e di conseguenza anche le case hanno lo stesso colore, nel terreno c&rsquo;&egrave; tanto quarzo. Arrivati ad un villaggio vedo in alto la piccola scuola, mi fermo anche per chiedere informazioni e vengo accolto da un giovane maestro di una prima-terza elementare dove ogni bimbo al mattino porta un po&rsquo; di legna per la stufa. La scuola &egrave; mandata avanti da due ragazzi di citt&agrave;&nbsp; che ci invitano a prendere un the, sono contenti di parlare con qualcuno non del villaggio, loro sono di citt&agrave;, parlano arabo e non riescono a integrarsi con la gente Berbera dei villaggi, il vero problema &egrave; che qui nessuno sa l&rsquo;arabo, &egrave; come se da noi il programma scolastico venisse svolto in bulgaro. Anche qui parliamo di Base Elba ai bimbi, in Berbero, in Arabo e in Francese. Ogni volta che riparto da una scuola mi sento pieno di energia positiva, per l&rsquo;energia dei bimbi e per l&rsquo;entusiasmo sognatore di questi ragazzi i maestrini&nbsp; senza calci in culo&nbsp; mandati al &ldquo;fronte&rdquo; dove nessuno vuole andare, insegnanti per passione e vocazione.</div>
<div align="justify">La strada prosegue salendo fra boschi di piccoli lecci, spesso lascio la via principale e taglio per le vie dai legnaioli, anche Tambone sembra divertirsi di pi&ugrave; nei tornantini ripidi disegnati fra i tronchi. Il paesaggio cambia, ora siamo circondati da montagne nere, vicino ad un torrente incontro una carovana di muli carichi di legna&nbsp; mandata avanti da un gruppo di ragazze che mi invitano alla loro casa, ci sono tante donne sole in queste zone anche perch&eacute; molti uomini vanno a lavorare in Europa o sulla costa atlantica marocchina, mandano avanti la &ldquo;baracca&rdquo; e sono molto pi&ugrave; intraprendenti e spavalde delle donne dell&rsquo;Alto Atlas.</div>
<div align="justify">Davanti ad un nuovo grande scenario di montagne grigie e verdi che si perdono fino ad incontrare picchi innevati&nbsp; scendiamo in direzione della valle&nbsp; dove a fianco del fiume&nbsp; incontreremo il Godron (l&rsquo;asfalto) che ci porter&agrave; fino al lago di Tislit, anche qui tagliamo da un viottolino fra i pini d&rsquo;aleppo che ricoprono queste montagne sassose risparmiando qualche chilometro di pista. Arrivati al torrente Tambone si fa una gran bevuta e poi non senza difficolt&agrave; riesco a fargli guadare il fiume. La strada sale ripidamente, a tornanti, sotto di noi&nbsp; una gola stretta e scura con tante cascatelle, mentre le montagne sopra sono brulle e di color grigio chiaro divise da linnee orizzontali di roccia gialla&nbsp; che sulla sommit&agrave;&nbsp; formano delle grandi creste di roccia che fanno pensare a enormi dinosauri pietrificati. Si arriva al passo, lo sguardo si perde nelle rocce brulle che finiscono nel deserto, si sale ancora, ormai la vegetazione &egrave; praticamente scomparsa solo qualche cespuglio di &ldquo;fienello&rdquo;, fa freddo ed &egrave; riapparsa la neve. In alto a sinistra una postazione anti polisario, ci ricorda che siamo vicini alla zona dei saharawi , superiamo il secondo passo, ormai il paesaggio &egrave; quello desertico, scendiamo fra rocce brulle, il sole &egrave; ormai tramontato quando&nbsp; lo sguardo&nbsp; incontra il surreale il lago di Tisli. Vedere tanta acqua in mezzo al nulla sa di magia, scendiamo, mentre nell&rsquo;assenza di vento cala la notte, sulla&nbsp; lastra d&rsquo;acqua gelida e immobile si specchiano pallide la luna e la neve degli alti picchi circostanti. Ci fermiamo sui bordi del lago dove c&rsquo;&egrave; un&#39;unica struttura, un &ldquo;castello solare&rdquo; a 2275 metri. E&rsquo; un piccolo ostello a forma di kasbak con i pannelli solari sulle quattro torri d&rsquo;angolo. Siamo gli unici ospiti, il castello &egrave; gestito da una signora anziana e da un po&rsquo; di attendenti tutti straniti da questo imprevisto arrivo notturno.</div>
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		<title>Luned?¨ 24 Marzo 2008 Tasreft Äì Tarzoute</title>
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		<pubDate>Sat, 14 Jun 2008 17:07:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Umberto]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[Diario di viaggio]]></category>
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		<description><![CDATA[&#160; Sveglia presto con l&#8217;alba, come sempre nelle case dei villaggi di montagna, facciamo colazione in compagnia delle due maestre delle scuole che abbiamo conosciuto ieri sera e poi andiamo a scuola per &#8220;Base Elba&#8221;. Spiego il progetto alla lavagna e tutti, bimbi e insegnanti, sono entusiasti dell&#8217;idea, appena raggiunger&#242; Midelt dove penso di fermarmi [&#8230;]]]></description>
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<td valign="top">
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<p><img src="http://localhost:8888/elbaeumberto_2015/Joomla_1015/images/stories/diario0308/24 mar 004.jpg" width="140" height="93" hspace="6" alt="Image" title="Image" border="0" /></p>
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<p><img src="http://localhost:8888/elbaeumberto_2015/Joomla_1015/images/stories/diario0308/24 mar 007.jpg" width="140" height="93" hspace="6" alt="Image" title="Image" border="0" /></p>
<p><img src="http://localhost:8888/elbaeumberto_2015/Joomla_1015/images/stories/diario0308/24 mar 008.jpg" width="140" height="93" hspace="6" alt="Image" title="Image" border="0" /></p>
<p><img src="http://localhost:8888/elbaeumberto_2015/Joomla_1015/images/stories/diario0308/24 mar 009.jpg" width="140" height="93" hspace="6" alt="Image" title="Image" border="0" /></p>
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<p><img src="http://localhost:8888/elbaeumberto_2015/Joomla_1015/images/stories/diario0308/24 mar 010.jpg" width="140" height="105" hspace="6" alt="Image" title="Image" border="0" /></p>
<p><img src="http://localhost:8888/elbaeumberto_2015/Joomla_1015/images/stories/diario0308/24 mar 011.jpg" width="140" height="105" hspace="6" alt="Image" title="Image" border="0" /></p>
<p>&nbsp;</p>
</td>
<td valign="top">
<div align="justify">Sveglia presto con l&rsquo;alba, come sempre nelle case dei villaggi di montagna, facciamo colazione in compagnia delle due maestre delle scuole che abbiamo conosciuto ieri sera e poi andiamo a scuola per &ldquo;Base Elba&rdquo;. Spiego il progetto alla lavagna e tutti, bimbi e insegnanti, sono entusiasti dell&rsquo;idea, appena raggiunger&ograve; Midelt dove penso di fermarmi qualche giorno per aggiornare testi e foto mi riprometto di far partire in maniera attiva questo progetto che lo &ldquo;Scoglio&rdquo; non ha ancora recepito bene. Accompagnati da Hammon e da Hammed&nbsp; andiamo a vedere le miniere di sale, &egrave; questa una zona ricca di minerali, c&rsquo;&egrave; ferro e ci sono tantissimi cristalli compresa la tormalina nera che sembra la nostra. La miniera dista meno di un chilometro dal paese e ha diversi ingressi che si tuffano nella terra rossa, sono miniere collettive, che vuol dire che chi vuole pu&ograve; entrare ed estrarre sale minerale, che poi viene venduto nei souk dei villaggi per uso alimentare&nbsp; o come fertilizzante. &Egrave; un posto pericolosissimo soprattutto per le misure di sicurezza inesistenti e per l&lsquo;attrezzatura&nbsp; dei minatori che scendono nel pozzo scalzi o in ciabatte, con una piccola torcia in mano. I&nbsp; pozzi sono praticamente verticali, con delle friabili scale che scendono gi&ugrave; ripide per un chilometro ,cos&igrave; mi &egrave; stato detto, io sono sceso solo per qualche metro poi mi hanno esortato e non proseguire. I cristalli di sale sono molto belli cos&igrave; come i fossili che qui si trovano numerosi. Lasciata la zona estrattiva attraversiamo una zona granitica ricca di pianelli coltivati per raggiungere una piccola cascata, dove incontriamo un gruppo di donne che stanno lavando la lana appena tosata. Ritornando verso il paese attraversiamo un grande appezzamento coltivato con&nbsp; i meli, dove spicca monumentale un grande noce. Qui incontriamo un anziano signore con le gambe mutilate che carponi st&agrave; zappando un orto, ha una faccia serena e ci racconta con l&rsquo;aiuto di hammon di quando tanti anni fa &egrave; caduto dentro la miniera e da solo con la sola forza delle braccia &egrave; risalito fino alla superficie e ora con la sua zappa corta corta&nbsp; manda avanti il suo orto tutt&rsquo;intorno al grande noce. Rientrato in paese cerco una corda per bloccare meglio la soma , il negoziante &egrave; steso al sole e senza spostarsi&nbsp; mi indica la bottega, come a dire &ldquo;guarda da te se trovi quello che cerchi poi vieni qui, se no inshallah&rdquo;. La corda non la trovo, in paese c&rsquo;&egrave; una cote spianata in mezzo alla terra che funge da piazza dove quasi tutta la popolazione&nbsp; maschile adulta del villaggio sta dormicchiando sdraiata al sole, alcuni a pancia all&rsquo;aria sembrano morti. Arriviamo a casa giusto in tempo per mangiarsi un galletto ex ruspante, poi nonostante l&rsquo;insistenza a restare di tutta la famiglia e delle insegnanti ci prepariamo alla partenza.</div>
<div align="justify">Partiamo con i due Tagrart cuciti fra loro per avere il carico pi&ugrave; stabile, salutiamo e si parte attraversando il paese dove ormai tutti ci conoscono, alla fine del villaggio veniamo raggiunti da Hamida&nbsp; che ci porta due pani appena sfornati. Dobbiamo prendere la via del fiume perch&eacute; sul passo c&rsquo;&egrave; troppa neve, facciamo la prima parte del tragitto in compagnia di una famiglia che &egrave; in marcia verso un souk , c&rsquo;&egrave; un mulo con in sella un anziano, il capo famiglia &egrave; a piedi davanti a tutti&nbsp; con in mano un grande bollitore, poi ci sono un ragazzo che controlla il mulo, la nonna con una bimba piccola fasciata sulla schiena, la mamma e un bimbetto. Lungo il viottolo che segue&nbsp; all&rsquo;incirca il percorso del torrente si incontrano tante rocce sferiche di granito e di minerale di ferro, alcune sono veramente grandi e&nbsp; tanti cristalli di quarzo, &egrave; come se il Capanne e Punta Calamita si fossero impastati insieme, c&rsquo;&egrave; un punto vicino al torrente che sembra il Vallone co&rsquo; le Coti della Tavola. Tambone &egrave; una scheggia, passare dall&rsquo;asino al mulo &egrave; stata un&rsquo;ottima scelta. Camminiamo vicino al fiume e ci sono tanti pioppi, dopo una quindicina di chilometri&nbsp; incontriamo il primo villaggio, arroccato sopra il fiume, deviamo a destra lasciando il corso d&rsquo;acqua principale&nbsp; e dopo aver salito una collina riscendiamo verso il torrente&nbsp; dove dobbiamo guadare&nbsp; proprio vicino a una cascatella. Il torrente &egrave; gonfio e la gola in alcuni tratti &egrave; molto stretta , sul secondo guado incontriamo, due donne giovani sul mulo che ci danno conferma che siamo sulla giusta via, poco dopo arriva un gruppone di fuoristrada, sono americani e ci fanno le foto dai loro &ldquo;gipponi&rdquo;. Il tempo si fa sempre pi&ugrave; grigio e il percorso sempre pi&ugrave; impegnativo, bisogna passare un terzo guado, qui c&rsquo;&egrave; tanta acqua e per portare Tambone di l&agrave; bisogna bagnarsi fino alle ginocchia, per fortuna che come succede sempre, arriva l&rsquo;uomo della provvidenza, questa volta nei panni di un ragazzo su di un mulo bianco che fasciato nel suo jallabar sembra un cavaliere.&nbsp; &ldquo;Provvidenza&rdquo; prende Tambone per le redini e lo porta sull&lsquo;altra sponda&nbsp; poi porta Serena e infine da un passaggio anche a me. Tuona, Provvidenza ci dice di lasciare la via del fiume e di prendere&nbsp; la via alta, salendo si vedono sotto di noi gole strette e piccoli laghi, in alto la neve, si vede il villaggio mentre il tramonto dipinge tutto di rosso.&nbsp; Provvidenza come da copione ci invita a casa e noi naturalmente accettiamo,&nbsp; mentre stiamo per raggiungere la casa&nbsp; arriva un fuoristrada &egrave; Hammon di Anergui, di rientro da Imilcil, ci salutiamo e poi porto Tambone nella stalla per il meritato riposo. La casa &egrave; molto grande, ci sono due stanze con la stufa e una cucina con il focolare, ci ospitano in una stanza con una stufa al centro e il tetto fatto di legno di ginepro. Senza mulo e cappottone Provvidenza si rivela un ragazzino, qui comanda la sorella maggiore, mamma di quattro bei bimbi. Arriva il cugino che ogni cosa che vede la indica e dice&nbsp; &ldquo;comme s&rsquo;appelle &ccedil;a?&rdquo;&nbsp; Per sapere come si dice in italiano, arrivano i&nbsp; vicini per farsi le foto e poi ci mangiamo il secondo pollo di giornata sgozzato, spennato e cotto nel giro di mezzora. Anche qui&nbsp; non c&rsquo;&egrave; energia elettrica quindi si va a letto presto&nbsp; preparando la cuccia accanto alla stufa. </div>
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		<title>Domenica 23 Marzo 2008 Anargui Äì Tasreft</title>
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		<pubDate>Sat, 14 Jun 2008 17:03:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Umberto]]></dc:creator>
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<p>&nbsp;</p>
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<div align="justify">E&rsquo;Pasqua, riaccatizzo la brace che &egrave; sopravvissuta al gelo dello notte, &egrave; una bella giornata, facciamo una soma fatta bene, e si parte. Tambone va, la valle &egrave; bellissima, con le gole scure e le vette tutt&rsquo;intorno innevate, quasi in vetta un contadino ara con due muli dove ieri nevicava, ci offre the e pranzo, ma proseguiamo. Si vedono dall&rsquo;alto le gole in direzione della Cattedral.</div>
<div align="justify">Siamo in vetta &egrave; bello ma fa freddo, il grande plateau si sta liberando dalla neve e i prati vengono fuori. I pastori nomadi sono in gran fermento, stanno preparando i recinti per le greggi, ci sono chilometri di prati acquitrinosi per la neve appena sciolta dove si muovono&nbsp; lenti&nbsp; cavalli e cicogne, ci sono tanti greggi di pecore e capre, controllati&nbsp; pigramente da canoni bonari, qui c&rsquo;&egrave;&nbsp; tanta erba quindi sono&nbsp; numerose le pecore&nbsp; e ci sono tanti agnellini a cui in questo periodo va molto meglio che da noi. Il plateau si estende per diversi chilometri e sar&agrave; abitato per tutta la bella stagione dai pastori nomadi, sono figure affascinanti, silenziosi e guardinghi controllano dai picchi rocciosi avvolti in abiti da profeti biblici, sembrano custodi di un mondo senza tempo dove la conoscenza degli elementi naturali, il fatalismo e la fede si alleano per sopravvivere a una natura che pu&ograve; essere assassina. Circondati da picchi che sfiorano i 4000 metri&nbsp; arriviamo al bivio per Imilchil, il sole cala e arriva il gelo, le case pi&ugrave; alte non sono abitate, poco pi&ugrave; in basso ci sono tanti meli, un ragazzo ci viene incontro e ci offre ospitalit&agrave;, si chiama Hammon. Scendiamo verso il paese, man mano che si avanza siamo sempre di pi&ugrave;. Hammon mi dice che passano tutti i giorni i turisti, oggi ne sono passati tre con un fuoristrada. Il paese &egrave; circondato da coltivazioni di meli, in mezzo ai campi ogni tanto spuntano delle grosse coti tonde di granito. C&rsquo;&egrave; profumo di legna che arde, la casa che ci ospiter&agrave; &egrave; all&rsquo;inizio del paese proprio vicino alla scuola. Tutto il paese viene a vedere gli &ldquo;stranieri col mulo&rdquo;. La casa &egrave; una casa di donne, tante, tutte giovani, con numerosi bimbi piccoli. Come sempre&nbsp; siamo accolti nella stanza pi&ugrave; bella, con la stufa, il pavimento di terra e sul tetto c&rsquo;&egrave; un lucernario con il filo spinato per non fare entrare gli animali. Oltre&nbsp; Hammon e un paio di ragazzini ci sono solo donne, &egrave; cos&igrave; lontano il mondo di Imlil dove le donne non si vedono. Sono belle, alcune con la pelle chiara, alcune scura, ci offrono una sostanziosa merenda, saremo almeno cinquanta nella stanza, poi piano piano rimaniamo noi, Hammon con moglie e figli e le sue tre sorelle che vivono qui da sole. Ceniamo con il riso, ci raggiungono anche le maestre della scuola che sono state adottate da questa famiglia solare e generosa. Hamida, la sorella pi&ugrave; grande, sogna di venire a lavorare in italia&nbsp; ma vorrebbe anche trasformare la casa in un piccolo ostello turistico insieme al fratello, &egrave; una ragazza sveglia e capace&nbsp; aiuta le maestre insegnando loro il tamazight l&rsquo;idioma locale, l&rsquo;unica lingua che parla la maggior parte degli abitanti di Tasfref, indispensabile per comunicare coi bimbi. Alla fine della bella serata&nbsp; si dorme con la famiglia nella stanza della stufa.</div>
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		<title>Sabato 22 Marzo 2008 Anargui  &#8211; Tasreft</title>
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		<pubDate>Sat, 14 Jun 2008 16:59:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Umberto]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Marzo 2008]]></category>
		<category><![CDATA[Diario di viaggio]]></category>
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		<description><![CDATA[&#160; Il tempo &#232; bello le montagne tutt&#8217;intorno sono bianche ed il fiume &#232; sempre pi&#249; grande, Hammon mi consiglia di attendere ancora un giorno, ma io voglio partire, carichiamo Tambone e poi ci salutiamo, Anargui, la sua Gente e la famiglia Chrifi rimaranno ben impresse nei ricordi positivi di questo viaggio. &#160; Il tempo [&#8230;]]]></description>
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<p><img src="http://localhost:8888/elbaeumberto_2015/Joomla_1015/images/stories/diario0308/22 mar 001.jpg" width="140" height="105" hspace="6" alt="Image" title="Image" border="0" /></p>
<p><img src="http://localhost:8888/elbaeumberto_2015/Joomla_1015/images/stories/diario0308/22 mar 002.jpg" width="140" height="93" hspace="6" alt="Image" title="Image" border="0" /></p>
<p><img src="http://localhost:8888/elbaeumberto_2015/Joomla_1015/images/stories/diario0308/22 mar 003.jpg" width="140" height="93" hspace="6" alt="Image" title="Image" border="0" /></p>
<p><img src="http://localhost:8888/elbaeumberto_2015/Joomla_1015/images/stories/diario0308/22 mar 004.jpg" width="140" height="93" hspace="6" alt="Image" title="Image" border="0" /></p>
<p>&nbsp;</p>
</td>
<td valign="top">
<div align="justify">Il tempo &egrave; bello le montagne tutt&rsquo;intorno sono bianche ed il fiume &egrave; sempre pi&ugrave; grande, Hammon mi consiglia di attendere ancora un giorno, ma io voglio partire, carichiamo Tambone e poi ci salutiamo, Anargui, la sua Gente e la famiglia Chrifi rimaranno ben impresse nei ricordi positivi di questo viaggio. &nbsp;</div>
<div align="justify">Il tempo &egrave; variabile si alternano nuvoloni e squarci di sereno, il mulo si ribella al carico, abbiamo troppo volume due balle di paglia sono troppe sbilanciano il carico, sono passati pochi minuti dalla partenza e sono gi&agrave; fermo, sono circondato da persone tutti sanno del viaggio e lo giudicano un impresa enorme, regalo una balla di fieno e ripartiamo, il passo &egrave; lento, il mulo &egrave; giovane e si deve abituare e poi il carico &egrave; fatto male e risistemarlo lungo la strada &egrave; sempre complicato.</div>
<div align="justify">Salendo il panorama &egrave; molto ampio si dominano i duuar della valle e la gola che si estende verso nord, sul&nbsp; pendio ci sono solo dei ragazzi pastori con le capre, ci sono delle belle rocce compatte e panoramiche che assomigliamo un po&rsquo; alla &ldquo;Stretta&rdquo;, decido di montare la tenda qui. Facciamo il&nbsp; fuoco con la profumata&nbsp; legna di ginepro e poi ci godiamo lo spettacolo della luna piena che ogni tanto fa capolino da dietro le nuvole arruffate e minacciose, disegnando figure cangianti a volte divertenti e a volte inquietanti. La notte &egrave; fredda sicuramente ci sono diversi gradi sotto zero ma il vento gelido tiene lontana la minaccia della neve.</div>
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