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	<title>Elba e Umberto &#187; 31 gennaio 2008: AGADIR &#8211; MAROCCO</title>
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	<description>due passi per il mondo</description>
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		<title>31 gennaio 2008: AGADIR &#8211; MAROCCO</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Jun 2008 17:39:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Umberto]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Gennaio 2008]]></category>
		<category><![CDATA[31 gennaio 2008: AGADIR - MAROCCO]]></category>
		<category><![CDATA[Diario di viaggio]]></category>

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<p>&nbsp;</p>
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<div align="justify">Mi sveglio presto e mi avvio sulla strada principale dove passano i bus, vengo subito avvicinato da un paio di procacciatori di biglietti, attendo qualche minuto in compagnia di due donne completamente velate, e di un contadino con una zappa e un enorme balla d&rsquo;erba, finch&eacute; non arriva tutto cigolante il bus. Si monta al volo, nel bagagliaio ci sono anche un paio di galline e un tacchino spaurito. Il pullman &egrave; pieno e super sudicio trovo un posto fra resti di cibo e vomito secco anche i marocchini di solito impassibili si lamentano del puzzo. Pi&ugrave; che un bus sembra una zaccarena, &egrave; un azienda famigliare il babbo guida il pullman, un figlio, il pi&ugrave; grande, biglietta l&rsquo;altro carica i bagagli e chiacchiera con la gente e sparge con una bottiglia un po&rsquo; di sapone liquido sullo sporco ammontinato.</div>
<div align="justify">Dopo un paio d&rsquo;ore s&rsquo;arriva a Iznegane &egrave; la terza volta che mi ritrovo qui, la solita trattativa sul prezzo, ma questa volta meno insistente, forse sto diventando un po&rsquo; marocchino, e poi gran taxi fino ad Agadir.</div>
<div align="justify">Il lungo mare &egrave; molto &ldquo;Americano&rdquo;Albergoni bianchi, Palme e turisti abbronzati .</div>
<div align="justify">Mi sposto all&rsquo;interno lascio lo zaino in un alberghetto nel Talborjtil Quartiere popolare e poi vado a vedere la grande spiaggia. Agadir &egrave; completamente diversa rispetto alle altre citt&agrave; marocchine. Un terribile terremoto nel 1960 ha distrutto la citt&agrave; vecchia e la nuova &egrave; stata costruita sullo stile di una moderna citt&agrave; occidentale, qui non c&rsquo;&egrave; la medina le strade sono larghe ci sono viali alberati e grandi giardini. Dietro la spiaggia ci sono tanti ristoranti frequentati da europei e ricchi marocchini, qui la gente &egrave; vestita in maniera diversa, gli uomini sono vestiti tutti all&rsquo;occidentale e anche la maggior parte delle donne.</div>
<div align="justify">La spiaggia &egrave; enorme non finisce, si perde nell&rsquo;orizzonte verso Sud.</div>
<div align="justify">E&rsquo; un posto turistico e non mi piace per&ograve; avevo proprio voglia di mare. Ci sono tante persone diverse su questo arenile, ci sono le donne marocchine vestite in maniera tradizionale e le ragazze che giocano a racchettoni sulla spiaggia col vestitone lungo, turiste europee seminude, ragazzi marocchini con mute piene di scritte che giocano con surf, kite e moto d&rsquo;acqua, ci sono i poliziotti con la faccia cattiva vanno avanti e indietro con i quad controllando le licenze degli ambulanti e quelli pi&ugrave; altezzosi a cavallo che trotterellano fieri riempiendo la sabbia di cacate equine, giusto per dare un tocco di sicurezza e disciplina .</div>
<div align="justify">I pomposi stabilimenti balneari sono territorio di caccia dei coreografici cuccadores marocchini che stondano slavate turiste pellancicose, mentre la spiaggia libera se la contendono i &ldquo;gabibbi&rdquo; (venditori di frati).</div>
<div align="justify">Ho voglia di silenzio, cammino qualche chilometro ma quando arrivo nella parte disabitata la polizia mi manda indietro &egrave; zona militare e non si pu&ograve; andare avanti.</div>
<div align="justify">Con il fare della sera arriva la bassa marea e la spiaggia si allunga specchiandosi sulla battigia, sulla sabbia vengono disegnati decine di campi di calcio, i ragazzi arrivano sul compatto arenile direttamente in bicicletta per giocare interminabili partite.</div>
<div align="justify">La cosa pi&ugrave; triste sono gli enormi scavatori e i camion che stanno sbancando per costruire nuovi alberghi sulla spiaggia.</div>
<div align="justify">Ritorno in citt&agrave; per andare a vedere il porto peschereccio, &egrave; pi&ugrave; complicato del previsto, c&rsquo;&egrave; un muro controllato da guardie che divide i due mondi e per entrare al porto bisogna passare un controllo di polizia ed uscire entro le 18 .</div>
<p>Faccio un giro veloce fino al porto dove ci sono le piccole barche stile Tarfaya e tantissimi (centinaia) grandi pescherecci oceanici &ldquo;Paranze&rdquo;.
<div align="justify">I colori scuri dominano tutto, montagne di reti fanno da giaciglio per tanti pescatori accampati sulla banchina, alcune anziane donne preparano il the su un focolare dove bruciano pezzi di staminare marce, appena dietro il muro ci sono le banchine acciaio e cristallo della marina reale, sono poche decine di metri ma qui siamo in un altro pianeta e in un&rsquo;altra era.</div>
<div align="justify">Il tempo &egrave; gia scaduto quando torno al di l&agrave; del muro, pochi passi e mi ritrovo a passeggiare fra europei e ricchi marocchini non posso fare a meno di confrontare l&rsquo;intensit&agrave; degli sguardi della gente del porto e la &ldquo;polpolessaggine&rdquo;che regna in questo &ldquo;struscio&rdquo; marocchino. Chiudo la giornata con una grande mangiata di pesce.</div>
</td>
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