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	<title>Elba e Umberto &#187; Luned?¨ 2 giugno 2008 Barrage Asfalou Tahar Souk (Marnisa) / Cravattino marocchino</title>
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		<title>Luned?¨ 2 giugno 2008 Barrage Asfalou Tahar Souk (Marnisa) / Cravattino marocchino</title>
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		<pubDate>Thu, 17 Jul 2008 12:32:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Umberto]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Giugno 2008]]></category>
		<category><![CDATA[Diario di viaggio]]></category>
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<p><img src="http://localhost:8888/elbaeumberto_2015/Joomla_1015/images/stories/diario0608/barrage asfalou_ tahar souk 2 giugno 2008 010.jpg" width="140" height="93" hspace="6" alt="Image" title="Image" border="0" /></p>
<p>&nbsp;</p>
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<td valign="top">
<div align="justify">Sveglia all&rsquo;alba, ci aiutano a caricare e si parte in modo da fare la salita ripida prima del sorgere del sole. Con &ldquo;Escobar&rdquo; ci diamo appuntamento alle cinque del pomeriggio al bar pi&ugrave; grane di Tahrar Souk, la nostra meta di giornata. Tambone ha mangiato grano tutta notte ma non ha un gran passo, la gola sopra il paese &egrave; bellissima un grande canyon che con l&rsquo;aumentare della luce diventa sempre pi&ugrave; bello. Ritornati sulla via principale scendiamo in direzione della diga, ormai praticamente ultimata, che ha chiuso il punto pi&ugrave; stretto della gola dando origine ad un lago artificiale, ci fermiamo per andare a vedere lo strapiombo dall&rsquo;alto e poi continuiamo a scendere e passiamo sopra la diga suggestiva e inquietante, Gli operai scendono al lavoro, il paese &egrave; in alto, vicino alla diga c&rsquo;&egrave; un altro paese fatto di baracche, tutte ordinate, era il villaggio per i tecnici e gli operai europei che hanno progettato e costruito il gigante di cemento, ma ora sono andati quasi tutti via. Saliamo incontro al flusso degli uomini con l&rsquo;elmetto giallo e dall&rsquo;alto si vede il lago che sta alzando di livello e si appresta ad inghiottire alberi e cespugli. </div>
<div align="justify">Sulla strada, di fianco ad un mulino, un locale lussuoso per il contesto, &egrave; chiuso ma un ragazzo dal mulino ci vede e viene ad aprire, le pareti sono tappezzate di poster e foto del proprietario su macchinoni e con i giocatori del Barcellona, sui tavoli pipe e resti di bagordi notturni, quando capisce che volevamo fare solo colazione ci fa capire che vuole chiudere veloce perch&eacute; ha altro da fare. Ancora campi di grano che perdendo quota diventa pi&ugrave; alto, incontriamo asini e muli che lo trasportano verso i villaggi, a fondo valle intorno al fiume il villaggio di Tahar Souk, il pi&ugrave; grande della zona e oltre le grandi montagne del Rif. Attraversiamo la via del paese verso il centro per cercare un alloggio e internet, ci si sente gli occhi addosso ma non si incrociano gli sguardi, la stessa sensazione provata qualche anno fa visitando i paesini dell&rsquo;interno della Sicilia. Arrivati nella via principale, la strada che poi prosegue verso Ketama, sull&rsquo;altro lato della sdrada, infastidito dalla luce del sole come tutti i topi d&rsquo;ufficio, ci sta aspettando il commissario della gendarmeria. Sembra cravattino, quello dei verdi, il tuttologo nullologo piovuto all&rsquo;Isola da qualche anno, &egrave; solo un po&rsquo; pi&ugrave; secco e abbrustolito ma l&rsquo;assomiglia davvero. Ci accoglie con lo sguardo famelico come a di&rsquo; &ldquo;ora vi cardo io&rdquo; &ldquo;chi siete? dove credete di andare?&nbsp; Cosa portate sul mulo? In caserma !!&rdquo;&nbsp; lego Tambone a un palo, ma non va bene, arriva un omino e lo porta via. Solito interrogatorio e controllo dei documenti: &ldquo;da dove venite ? perch&eacute; siete qui? Dove andate? Qui non ci sono alloggi non &egrave; un posto per turisti, la tenda non si pu&ograve; montare, viaggiare da soli &egrave; pericoloso, prendete un taxi e andate nelle zone turistiche, noi abbiamo gi&agrave; abbastanza problemi&hellip;..&rdquo; inizia una serie infinita di domande ripetuta pi&ugrave; volte, vuole sapere tutto il percorso, ma perde il filo e fa finta di scrive&rsquo;, per darsi un tono mi dice che conosce la Bonalaccia nota citt&agrave; italiana. Suona una scatola di legno sulla scrivania e fa saltare tutti i fogli, dalla scatola il commissario cravattino pernde il telefono mentre cerca con l&rsquo;altra mano di catturare fogli e penne in fuga, cerco di rimanere serio ma non cela faccio e il rappresentante dell&rsquo;ordine s&rsquo;incighialisce ancora di pi&ugrave;. Riprendono le domande&hellip;nome del padre &ldquo;Oddone&rdquo;, nome del padre della madre &ldquo;Mois&egrave;&rdquo;, il commissario ha un&rsquo;intuizione da commissario Ginko: &ldquo;vous etez jude!&rdquo;&nbsp; no, gli rispondo, era originario di Bacoli, un posticino che a confronto il Rif &egrave; l&rsquo;orto dei frati della Verna.</div>
<div align="justify">&#8211; Siete sposati ?&nbsp; &#8211; No </div>
<p>&#8211; E perch&eacute; ? &hellip; concubinaggio !!!<br />&#8211; Siete divorziato?&nbsp; &#8211; S&igrave;<br />&#8211; E perch&eacute;?&nbsp; <br />&#8211; Figli ?&nbsp; &#8211; No 
<div align="justify">&#8211; E perch&eacute;? Ma perch&eacute; sei venuto qui?&nbsp; Chi te l&rsquo;ha detto che esiste Tahar Souk?</div>
<div align="justify">Gli racconto il viaggio, la lista dei nomi&hellip;., alla fine mi dice che &egrave; tutto a posto ma che a fine giugno mi scade il permesso di soggiorno in Marocco, mi ribadisce il concetto: mangiate qualcosa e andate via e la tenda assolutamente no, poi ci restituisce i documenti e ci dice che ha chiamato il Chir (sindaco) che ci raggiunger&agrave; a breve. Il tempo di riprendere Tambone e il Chir arriva col motorino, &egrave; un tipo dinamico tutto rasato e coi baffi, anche lui &egrave; perplesso sul nostro soggiorno, ma una volta capito che noi si resta qui dice di non cercare sistemazioni e che penser&agrave; a tutto lui. Ci accompagna al ristorante del souk con tanto di traduttore francese che presenta il men&ugrave; declamando la viande et tout les choses&hellip; in realt&agrave; c&rsquo;&egrave; solo lesso sfatto con patate e cipolle, li chiedo se &egrave; possibile avere du&rsquo; ove, ma la risposta &egrave; negativa e se la prende a offesa dicendo che questo non &egrave; un posto turistico e se voglio cose strane devo andare ad Agadir. Nel frattempo ritorna il sindaco che ci ha trovato l&rsquo;alloggio, mi porta a vederlo, una stanza vuota e una turca e un campo per parcheggiare il mulo vicino, perfetto, &egrave; un posto strano ma alla fine tutti, guardie e ladri, ci aiutano.</div>
<div align="justify">Alle cinque vado all&rsquo;appuntamento con Escobar che per&ograve; non si presenta. Marnisa, questo &egrave; il nome antico di Tahar Souk, &egrave; un posto di transito tutto ruota intorno alla grande piazza del souk, qui tutti fumano haschish e in giro non si vede nessuna donna, noi siamo gli unici stranieri e siamo circondati da sguardi e commenti, tutto sommato &egrave; un posto tranquillo, per&ograve; seguo il consiglio del chir e lego Tambone all&rsquo;albero con la catena. </div>
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<td>&nbsp;</td>
<td>&nbsp;</td>
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