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	<title>Elba e Umberto &#187; Marted?¨ 25 Marzo 2008 Tarzoute Äì Tisli</title>
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		<title>Marted?¨ 25 Marzo 2008 Tarzoute Äì Tisli</title>
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		<pubDate>Sat, 14 Jun 2008 17:10:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Umberto]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[Diario di viaggio]]></category>
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<p>&nbsp;</p>
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<div align="justify">Sveglia all&rsquo;alba, colazione, rifaccio il tagrart e si parte, stamani Tambone non va, la prima mezz&rsquo;ora &egrave; una battaglia poi si stufa di fa&rsquo; sciopero e si comincia a camminare di buon passo. La campagna &egrave; dolce, siamo alti quest&rsquo;altopiano in pieno inverno &egrave; coperto dalla neve ma &egrave; un ambiente molto pi&ugrave; abitabile rispetto a quello dei giorni precedenti, lo si vede dalle case che sono molto pi&ugrave; numerose e dalle mucche che qui possono vivere, la mucca &egrave; una risorsa enorme per una famiglia ,vuol dire latte tutti i giorni. Qui la terra &egrave; chiara e di conseguenza anche le case hanno lo stesso colore, nel terreno c&rsquo;&egrave; tanto quarzo. Arrivati ad un villaggio vedo in alto la piccola scuola, mi fermo anche per chiedere informazioni e vengo accolto da un giovane maestro di una prima-terza elementare dove ogni bimbo al mattino porta un po&rsquo; di legna per la stufa. La scuola &egrave; mandata avanti da due ragazzi di citt&agrave;&nbsp; che ci invitano a prendere un the, sono contenti di parlare con qualcuno non del villaggio, loro sono di citt&agrave;, parlano arabo e non riescono a integrarsi con la gente Berbera dei villaggi, il vero problema &egrave; che qui nessuno sa l&rsquo;arabo, &egrave; come se da noi il programma scolastico venisse svolto in bulgaro. Anche qui parliamo di Base Elba ai bimbi, in Berbero, in Arabo e in Francese. Ogni volta che riparto da una scuola mi sento pieno di energia positiva, per l&rsquo;energia dei bimbi e per l&rsquo;entusiasmo sognatore di questi ragazzi i maestrini&nbsp; senza calci in culo&nbsp; mandati al &ldquo;fronte&rdquo; dove nessuno vuole andare, insegnanti per passione e vocazione.</div>
<div align="justify">La strada prosegue salendo fra boschi di piccoli lecci, spesso lascio la via principale e taglio per le vie dai legnaioli, anche Tambone sembra divertirsi di pi&ugrave; nei tornantini ripidi disegnati fra i tronchi. Il paesaggio cambia, ora siamo circondati da montagne nere, vicino ad un torrente incontro una carovana di muli carichi di legna&nbsp; mandata avanti da un gruppo di ragazze che mi invitano alla loro casa, ci sono tante donne sole in queste zone anche perch&eacute; molti uomini vanno a lavorare in Europa o sulla costa atlantica marocchina, mandano avanti la &ldquo;baracca&rdquo; e sono molto pi&ugrave; intraprendenti e spavalde delle donne dell&rsquo;Alto Atlas.</div>
<div align="justify">Davanti ad un nuovo grande scenario di montagne grigie e verdi che si perdono fino ad incontrare picchi innevati&nbsp; scendiamo in direzione della valle&nbsp; dove a fianco del fiume&nbsp; incontreremo il Godron (l&rsquo;asfalto) che ci porter&agrave; fino al lago di Tislit, anche qui tagliamo da un viottolino fra i pini d&rsquo;aleppo che ricoprono queste montagne sassose risparmiando qualche chilometro di pista. Arrivati al torrente Tambone si fa una gran bevuta e poi non senza difficolt&agrave; riesco a fargli guadare il fiume. La strada sale ripidamente, a tornanti, sotto di noi&nbsp; una gola stretta e scura con tante cascatelle, mentre le montagne sopra sono brulle e di color grigio chiaro divise da linnee orizzontali di roccia gialla&nbsp; che sulla sommit&agrave;&nbsp; formano delle grandi creste di roccia che fanno pensare a enormi dinosauri pietrificati. Si arriva al passo, lo sguardo si perde nelle rocce brulle che finiscono nel deserto, si sale ancora, ormai la vegetazione &egrave; praticamente scomparsa solo qualche cespuglio di &ldquo;fienello&rdquo;, fa freddo ed &egrave; riapparsa la neve. In alto a sinistra una postazione anti polisario, ci ricorda che siamo vicini alla zona dei saharawi , superiamo il secondo passo, ormai il paesaggio &egrave; quello desertico, scendiamo fra rocce brulle, il sole &egrave; ormai tramontato quando&nbsp; lo sguardo&nbsp; incontra il surreale il lago di Tisli. Vedere tanta acqua in mezzo al nulla sa di magia, scendiamo, mentre nell&rsquo;assenza di vento cala la notte, sulla&nbsp; lastra d&rsquo;acqua gelida e immobile si specchiano pallide la luna e la neve degli alti picchi circostanti. Ci fermiamo sui bordi del lago dove c&rsquo;&egrave; un&#39;unica struttura, un &ldquo;castello solare&rdquo; a 2275 metri. E&rsquo; un piccolo ostello a forma di kasbak con i pannelli solari sulle quattro torri d&rsquo;angolo. Siamo gli unici ospiti, il castello &egrave; gestito da una signora anziana e da un po&rsquo; di attendenti tutti straniti da questo imprevisto arrivo notturno.</div>
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