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	<title>Elba e Umberto &#187; Sabato 19/01/2008 GOLE DEL TODRA &#8211; ERFOUD MERZOUGA &#8211; ERG CHEBBI</title>
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		<title>Sabato 19/01/2008 GOLE DEL TODRA &#8211; ERFOUD MERZOUGA &#8211; ERG CHEBBI</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Jun 2008 16:44:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Umberto]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Gennaio 2008]]></category>
		<category><![CDATA[Diario di viaggio]]></category>
		<category><![CDATA[Sabato 19/01/2008 GOLE DEL TODRA - ERFOUD MERZOUGA - ERG CHEBBI]]></category>

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<p>&nbsp;</p>
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<div align="justify">Lasciata la valle del Todra il paesaggio torna desertico, sullo sfondo le montagne del medio Atlante che fra qualche giorno attraverser&ograve;. il deserto &egrave; roccioso ma ogni tanto il vento accumula un p&ograve; di sabbia sulla strada, sono zone estreme dove &egrave; gi&agrave; difficile sopravvivere. In passato i villaggi delle oasi traevano sostentamento dal sostare delle carovane che attraversavano il deserto trasportando sale, schiavi e altre merci. Oggi queste sono scomparse e i palmeti, anche per la siccit&agrave; e per la malattia del Bayoud, stanno morendo.</div>
<div align="justify">Nei pressi di Erfoud , a fianco della strada, ci sono una lunga serie di cumuli di terra bianca, come tanti piccoli vulcani, ci fermiamo, si tratta di pozzi di ispezione dei vecchi acquedotti ormai abbandonati.</div>
<div align="justify">Ci sono delle lunghe file, almeno cinque di questi vulcanetti di fango secco, uno ogni 20/25 metri, alcuni hanno ancora, sopra l&rsquo;imboccatura, degli argani di legno. Davanti ai &ldquo;crateri&rdquo; due ragazzi con una tenda aspettano eventuali visitatori, il pi&ugrave; grande dei due fratelli &egrave; un diciottenne, ha l&rsquo;istinto della guida, si vede che gli piace spiegare , non parla come un registratore e si sforza perch&eacute; vuole farti capire. Mi spiega, anche attraverso disegni, che i canali servivano per portare l&rsquo;acqua alla vicina oasi e i pozzi servivano per ispezionare e pulire i canali dell&rsquo;acqua che si insabbiavano continuamente. Dall&rsquo;oasi traevano la sussistenza le tribu Berbere, Beduine, Tuareg e Nomadi, e siccome fra loro non correva buon sangue, ognuna aveva il proprio acquedotto.</div>
<div align="justify">I canali sono lunghi circa 25 chilometri ed i pozzi pi&ugrave; a monte sono profondi oltre 35 metri, poi degradano fino a 0 all&rsquo;interno dell &lsquo;oasi . Ora sono tutti secchi, sono stati abbandonati una trentina di anni fa quando hanno fatto i pozzi con le pompe all&rsquo;interno dell&rsquo;oasi per l&rsquo;agricoltura e per portare l&rsquo;acqua nelle case. Questo nuovo sistema ha portato per&ograve; all&rsquo;abbassamento della falda che ha fatto seccare tutti i pozzi antichi.</div>
<div align="justify">Chiedo se si possono visitare gli antichi acquedotti, gli si illuminano gli occhi e ci spostiamo verso un cratere, lui si cala velocemente nel pozzo, io scendo qualche metro, poi visto il continuo franare e l&rsquo;inconsistenza del terreno decido di rinunciare e risalgo non senza difficolt&agrave;.</div>
<div align="justify">Dopo qualche minuto risale da un altro pozzo, gli chiedo se esiste un pozzo pi&ugrave; semplice ma la risposta &egrave; negativa, allora gli chiedo se possiamo entrare dall&rsquo;oasi, questo &egrave; possibile, per&ograve; Houssain mi smonta subito, per ispezionare il sottosuolo ci vogliono permessi speciali, specialmente se sei straniero perch&eacute; se succede qualcosa sono guai seri anche per lui. Ci mettiamo d&rsquo;accordo per andare domani dalla polizia a chiedere l&rsquo;autorizzazione.</div>
<div align="justify">Rimaniamo d&rsquo;accordo per vederci domani, oltre all&rsquo;acquedotto mi ha parlato di scale che scendono verso un lago sotterraneo, sono curioso anche perch&eacute; di questo non so assolutamente niente .</div>
<div align="justify">Proseguiamo in direzione Meurzouga , fermandoci a Rissani per vedere un po&rsquo; di fossili di cui sono ricche le montagne scure che ci disegnano l&rsquo;orizzonte.</div>
<div align="justify">La zona &egrave; veramente interessante, solo che i berberi con la loro mania di commercio e abilit&agrave; artigianale taroccano tutto, e quindi diventa difficile capire cosa &egrave; vero e cosa &egrave; falso: ci sono tantissimi ammoniti, trilobiti, alghe e calamari fossili, ma anche alcune vere e proprie sculture di dimensioni assurde, ma il massimo del tarocco sono i bellissimi scheletri di dinosauro in cemento.</div>
<div align="justify">Finalmente arriviamo a Merzouga famosa anche per una delle pi&ugrave; spettacolari prove speciali della Parigi Dakar, la pista sabbiosa che porta alle dune invita a &ldquo;strin&agrave;&quot; ma m&#39;aguanto.</div>
<div align="justify">Le dune appaiono all&rsquo;improvviso, alte e imponenti, come un miraggio giallo ocra, &egrave; il vero deserto di sabbia l&rsquo;immagine iconografica del Sahara.</div>
<div align="justify">Arriviamo che la luce inizia ad essere proprio quella giusta per bivaccare nel deserto, entrando da qui bisogna appoggiarsi alle guide, mi sento un p&ograve; in ostaggio ma la situazione &egrave; questa. Pago il cammello e la guida poi, lasciata la base, scendo di sella e inizio a vagare fra le dune sono nel posto giusto al momento giusto, tramonta il sole e la luna grande sale nel cielo, tutto assume tonalit&agrave; calde e cangianti con le ombre sempre pi&ugrave; ampie che disegnano scenari surreali.</div>
<div align="justify">Ormai &egrave; notte ma ci si vede benissimo, dalla duna pi&ugrave; alta si vedono le luci delle postazioni militari marocchine e algerine alla frontiera divise da una zona cuscinetto. La chiusura della frontiera ha costretto le trib&ugrave; nomadi a cambiare stile di vita. Questa gente viveva spostandosi continuamente con le greggi, fra le zone con un minimo di vegetazione, in maniera da preservare il delicatissimo patrimonio di stentati cespugli che il deserto offre. Ora non potendosi pi&ugrave; spostare liberamente si sono dovuti adattare a vivere negli agglomerati urbani , spesso ai margini, accampati nelle tende tradizionali.</div>
<div align="justify">Arrivo al campo dopo tre ore scendendo di corsa da una duna alta almeno 150 metri che &egrave; notte piena, so cos&igrave; contento che rido da solo e mi metto a giocare a pallone con il ragazzo Berbero mascherato da Tuareg che mi doveva fare da guida e i bimbi che vivono nell&rsquo;accampamento, una partita di calcio in notturna con l&rsquo;illuminazione della luna.</div>
<div align="justify">L&rsquo;arrivo di un grande gruppo fa finire la partita. E&rsquo; una carovana con 10 cammelli che trasportano tre coreani, due studentesse brasiliane,un olandese, un&#39;americana con una guida personale, e una coppia di ragazzi veneti. Vengono assegnate le tende mentre nel forno a legna st&agrave; cuocendo il classico tajine. Si socializza, tutti sono combattuti da cosa vedere nei pochi giorni che rimangono in Marocco. Mi compiaccio in silenzio di non avere scadenze.<br />Mi fa strano vedere che qui portano le forchette per mangiare il tajine, esasperate dalle continue attenzioni moleste subite a Marrakech le due brasiliane fulminano con uno sguardo assassino il mio amico mascherato che voleva solo porgergli il pane. E&rsquo; una notte bellissima, senza vento, con la luna grande e tante stelle, ho voglia di fare un giro, lo propongo agli altri, l&rsquo;olandese e gli italiani vengono, senza rendermene conto mi ritrovo a fare la guida nel deserto. Dopo un&#39;ora di dune e stelle si torna al campo scendendo dalla grande duna, i berberi hanno acceso il fuoco e suonano piccoli tamburi. Poco alla volta vanno tutti ha letto e mi ritrovo a parlare con Kounta e l&rsquo;Olandese.<br />Kounta Mobarek &egrave; il capo carismatico, comanda tutti con lo sguardo, subito non gradiva tanto il fatto che fossi arrivato al campo da solo, ora per&ograve; &egrave; affabile e ha voglia di parlare. E&rsquo; Berbero di Mourzoga ha 30 anni e lavora da 10 con i turisti, prima lavorava alla montagna nera a cercare fossili insieme al su babbo e ai suoi fratelli in origine erano una famiglia di pastori.<br />Questo lavoro gli piace, gli permette di stare nel deserto e si guadagna bene. &ldquo;E&rsquo; un lavoro in crescita&rdquo; mi dice &ldquo;vengono sempre pi&ugrave; turisti&rdquo; loro sono 6 guide e lui &egrave; quello con pi&ugrave; anzianit&agrave; di servizio, per&ograve; ci sono anche altri gruppi, i cammelli sono del gestore della pensione da dove siamo partiti e sono un gran capitale&nbsp; &#8211; un cammello vale circa 10000 euro &#8211; oltre al Berbero e all&rsquo; Arabo , parla bene il Francese e l&rsquo;Inglese ma se la cava anche con lo Spagnolo e l&rsquo;Italiano.<br />Mi spiega che la frontiera &egrave; chiusa da 6 anni e che nel deserto di Erg Chebbi ormai vivono stabilmente solo150 persone, che i bimbi che vivono qui non vanno a scuola perch&eacute; &egrave; troppo lontana. Questa &egrave; l&rsquo;unica famiglia che ha contatto con i turisti, le altre che sono accampate all&rsquo;interno vivono solo con quello che ricavano dalle bestie. Mi dice che lui dorme fuori vicino al fuoco, con il legno vicino cos&igrave; controlla tutto e se arrivano i nomadi dall&rsquo;Algeria a rubare i cammelli da l&rsquo;allarme, ma si capisce bene che non c&rsquo;&egrave; nessun pericolo, gli racconto un p&ograve; di me, del viaggio che voglio fare e del lavoro che facevo, gli racconto che anch&rsquo;io quando facevo i giri isola dormivo sempre fuori, si per controllare tutto, ma in realt&agrave; perch&eacute; &egrave; pi&ugrave; pratico, la mattina basta alzarsi e sei gi&agrave; pronto, ma soprattutto &egrave; pi&ugrave; bello, &egrave; un peccato essere in posti belli sotto le stelle e poi nascondersi dentro una tenda. I turisti in realt&agrave; sono quelli che ci permettono di vivere questi privilegi portando anche dei soldi alla famiglia, si dice condividendo il concetto, grazie ai turisti possiamo vedere le stelle come i nostri antenati.<br />Lascio Kounta al suo giaciglio accanto alla brace e me ne torno verso la grande duna . Mi sdraio, il deserto &egrave; un mare che ti ci puoi sdraiare, &egrave; un posto perfetto per pensare specialmente di notte: mi ritornano in mente i racconti dei vecchi pescatori Ponzesi che per raggiungere la Sardegna dall&rsquo;Isola natia con le loro barche a remi, aspettavano la notte per ricevere la rotta dalle stelle. Penso a quante volte mi sono addormentato guardando il cielo, e alle grandi religioni che probabilmente sono nate nel deserto in nottate come questa. </div>
</td>
</tr>
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