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Sebha e le gigantografie di Gheddafi
Il sergente silenzio è fuori dal cancello che aspetta, carichiamo gli zaini e inaspettatamente partenza  con sgommata e media di centoquaranta. Dopo una mezz’ora ci fermiamo per un caffè, il bar è gestito da un marocchino che ci parla male del Marocco e bene della Libia, lui ha sposato una libica e ha risolto il problema mi spiega “qui c’è il petrolio e lo stato da a tutti una casa e una macchina”. Fa ancora freddo, il deserto al mattino sembra circondato da ghiacciai, a poca distanza dalla strada stanno costruendo un grande acquedotto, è un cantiere lungo diversi chilometri dove vengono interrati dei grandi tubi, i mezzi sono moderni e tutti nuovi, gli scavatori in fila sembrano tanti dinosauri in marcia. Tiriamo dritto fino a Ash-Shwareef dove si fa sosta per mangiare chawarma di pollo, anche qui il venditore non è libico ma tunisino e ci tiene a dirlo. Ora si punta a sud il sole è diventato caldo e accecante, davanti a noi il grande lago specchiato dei miraggi non si fa mai raggiungere, sullo sfondo le montagne nere si stagliano nette in un paesaggio indefinito di aridità e miraggi e sembrano nascondere dei misteri, ogni tanto un branco di dromedari attraversa la strada, pascolano tranquilli mangiando apparentemente polvere, così come le capre che si vedono in lontananza intorno alle tende dei nomadi. Le tende sono le stesse dei pastori nomadi dall’Atlas ma intorno ci sono pick up e fuoristrada, in Libia anche i nomadi non sembrano passarsela male. La strada scorre dritta  sempre più piccola fino a perdersi in un orizzonte tremolante, ancora cantieri nel deserto questa volta per costruire una strada, rimango colpito dagli operai tutti ben attrezzati con guanti e maschere antipolvere, è un'altra Africa rispetto al Marocco e anche alla Tunisia. Incontriamo le prime dune, il deserto sabbioso è un mondo a parte ne terra ne mare, le dune stanno avanzando sulla strada e il vento disegna forme gangianti di sabbia gialla sul nero dell’asfalto, in lontananza la macchia verde di una grande oasi, siamo arrivati a Sebha. Questa città è diventata la più importante fra quelle del sahara libico, è la nuova Ghadames crocevia dei commerci e punto di sosta per la gente che risale il deserto dal Ciad per andare verso la costa in cerca di fortuna. E’ una città estesa e  moderna con grandi palazzi, imponenti edifici pubblici e prati verdi, un po’ da tutte le parti ci sono gigantografie di Gheddafi che declamano la grande Libia alla testa degli stati uniti d’Africa, o il deserto trasformato in distesa verde, altre la ricorrenza del trentanovesimo anno della rivoluzione.
Il sergente silenzio ci accompagna in un bel campeggio a qualche chilometro dal centro dove per cinque dinari ci si puo’ accampare. In serata un signore gentile ci accompagna in centro, solita sosta a internet che pero’ produce poco per la difficoltà di connessione. La gente è gentile e incuriosita non sono abituati a vedere europei che non sono ne turisti organizzati ne qui per affari, è una città in grande espansione e si vede che la gente sta bene dai negozi ben forniti e dalle tante attività. Come da accordo ci ritroviamo con il nostro amico e rientriamo al campeggio dove nel frattempo sono arrivati i turisti che attendevano ma non li vediamo perché sono già andati tutti a dormire. Ci trasferiamo al ristorante dove ci sono le prese della corrente sfruttando l’ospitalità dei ragazzi che stanno preparando il mangiare per domani.