Image

Image

Image

 

Tobruk e la follia della guerra
La mattina comincia con una “litigata” con silenzio che voglioso di scaricarmi il prima possibile parte guidando come un demente nel traffico di Derna. Dopo la buriana calma piatta, dal finestrino scorrono scorci di mare bello e panorami di colline verdi, wadi secchi e tanti piccoli ginepri piegati dal vento, poi il paesaggio torna desertico con la solita strada dritta ogni tanto si vede qualche cammello e i pastori beduini in groppa agli asinini che controllano le piccole greggi di capre. Anche qui ci sono tanti lavori in corso lungo la strada, ampliamenti e condotti per portare l’acqua per avverare il sogno di Gheddafi che ha promesso al suo popolo una Libia verdeggiante nel giro di pochi anni. Arriviamo a Tobruk, il mare è bellissimo e la baia riparata e invitante, ma la città è un insieme di cubi grigi di cemento. Fu proprio questo porto riparato il motivo dell’importanza di questo luogo durante la seconda guerra mondiale. In alto a pochi chilometri dal golfo visitiamo il cimitero militare tedesco costruito dentro un austero forte militare, è un posto tetro con un interminabile elenco di nomi, oltre seimila. A qualche chilometro di distanza ne visitiamo uno degli alleati, migliaia di lapidi a ricordare nuovamente la follia della guerra, inglesi, polacchi, australiani, neozelandesi, sudanesi e tanti altri corpi militari africani che in quanto truppe coloniali erano quasi tutti pionieri e venivano usati per sminare. La maggior parte sono caduti tra i sedici e i ventitre anni e mette angoscia constatare che in questo cimitero i vecchi sono i trentenni.
Ancora centocinqunta chilometri di deserto e arriviamo alla frontiera, le formalità sono più veloci del previsto la polizia di frontiera Libica è molto gentile e anche quella Egiziana anche se è tutto un altro mondo, la terra di nessuno fra le due frontiere è una larga strada dove bruciano cumuli di spazzatura, c’è una vasca piena di sapone dove passano camion e pulmini per lavare e disinfettare  le ruote prima di entrare in Libia, i grassi doganieri egiziani non ci creano alcun problema anche se provano a chiederci qualche cadeau. L’asettica e pulita Libia è finita, nell’attesa di un taxi per Sallum andiamo a prendere un the, il sudicio e l’ambiente sono quelli del Marocco e anche il the che è tornato buono e la cucina è uno spettacolo con i tanti pentoloni incrostati. Partiamo alla volta di Sallum l’autista è un beduino con gli occhi di gatto e anche con il taxi siamo tornati agli standard marocchini, un vecchio peugeot 504  con tre file di sedili rimediati, in grado di portare dieci persone. Siamo su un altopiano la strada scende spettacolarmente a tornanti verso Sallum regaladoci un panorama di mare con i colori bellissimi, sotto di noi il piccolo porto e la cittadina, poi la costa si perde nell’orizzonte fra gigantesche dune bianche di sabbia. Fra un’ora parte il pullman per Matrouh cittadina sulla costa dove penso di fare base per riordinare un po’ tutto. Quarto paese africano e situazione diversa dalle altre, gli uomini vestono all’araba, i tratti somatici sono tanto diversi tra le persone, le donne sono tutte vestite di nero e velate si vedono solo gli occhi e la parte del velo che copre il volto è cucita alla parte superiore che copre la fronte, per evitare che si veda qualcosa. Con gesti eloquenti mi invitano a sedermi lontano dalle donne. È un insieme di situazioni diverse, carretti trainati dagli asini, via vai di gente che entra in Egitto dalla Libia, facce tanto diverse ma tutte interessanti e si ritorna a respirare la miseria, quella vera che avevamo lasciato in Marocco, anche il pullman è degno parente di quelli marocchini, tendine, sedili scassati e un cruscotto artistico. Si parte e si fiancheggia un altro cimitero militare queste sono le zone delle grandi battaglie della seconda guerra mondiale fra le truppe di Rommel e Montgomery. Il deserto di roccia riflette la luce di un sole caldo specchiandosi nelle migliaia di sacchetti di plastica che sono sparsi ovunque, mentre dal lato mare si ammirano ora vicine le spettacolari dune bianche. Ogni tanto Il pullman si ferma per far fumare gli uomini, ci fermiamo in un souk-autogrill dove seduta tra gli uomini fieramente fuma una sigaretta una prostituta egiziana, comunque anche lei velata anche se a volto scoperto. È ormai buio quando arriviamo a Matrouh, con un taxi urbano raggiungiamo il centro, anche qui siamo tornati alle modalità marocchine bisogna trattare sempre il prezzo. La città ha un lungo mare turistico costeggiato da albergoni, questa è una delle mete predilette dal turismo interno all’Egitto.Ci spostiamo nell’interno, nella zona del mercato della frutta dove troviamo un alloggio molto economico, il proprietario è un gentile egiziano che si definisce americano-egiziano, mi racconta che è nato a New York e un che d’americano ce l’ha, parla inglese biascicato e c’ha il sorriso stampato. Marsa Matrouh è un centro grande e pieno di vita la cosa più bella vista per ora è il mercato della frutta, è  bella ed esposta in modo molto coreografico, lungo le vie ci sono tanti grigliaroli di pesce e cafè all’aperto pieni di gente, si cammina a mezze maniche e l’aria è secca mi viene da pensare al tempo umido e freddo di fine novembre dalle nostre parti. Ci mangiamo tre pesci mai visti ma buoni, una specie di incrocio tra il parago e la salpa, con il pane che fanno qui un pane sgonfio che viene cotto dentro fornettini lungo le vie il cui piano di cottura  ruota mentre i dischi dell’impasto si gonfiano rapidamente e nel giro di un minuto viene già sfornato, è un lavoro praticamente continuo così come gli acquisti che si susseguono ininterrottamente, quando è caldo è buonissimo ma secondo me per fargli onore ci vorrebbe lo stracchino e la salsiccia. Per mangiare si va in un cafè qui è normale così, ti porti il mangiare e paghi tutto prendendo un the. Rispetto alla Libia è tutto più vitale e colorato ma anche più sporco e povero, però la varietà delle persone e delle merci è favolosa, anche le pasticcerie sono notevoli, altra piacevole sorpresa qui internet viaggia come una scheggia domani approfondiremo meglio ma sembre proprio il posto ideale per fare base e rimettersi in pari con elbaeumberto e gli altri lavori.