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con Ali Baba

 

Guarda Ouarda
Ci troviamo alle otto al mare, Ali Baba freme dalla voglia di raccontare, prima mi fa vedere la prima casa dell’italiano di El Attaya che è proprio dietro al negozietto di Lathy, poi mi indica il luogo dove l’italiano ha incontrato le prime persone di Kerkennah e ha pronunciato la ormai mitica parola “guarda” oggi questo luogo si chiama la piazza dell’italiano. La G è intraducibile in arabo, non esiste e quindi Guarda è diventato Ouarda, ma qui a El Atrtaya vengono chiamati semplicemente gli italiani. È un racconto ricco di enfasi quasi recitato con gesti, pause e una mimica facciale espressiva e coinvolgente. Ali Baba mi fa partecipe del suo desiderio di ricerca delle proprie origini e mi racconta la storia della sua famiglia, dal primo Ouarda l’italiano unico sopravisuto al terribile naufragio che raggiunge a piedi l’Isola, con i piedi feriti affamato e terrorrizato per la terribile avventura viene soccorso dalla gente del posto, ha paura di essere ucciso e grida “guarda, guarda” indicando i resti dello sciagurato legno. Viene accolto dai Kerkenniani  e decide di non prendere mai più il mare al largo, a più di cinquanta anni decide di si stabilirsi sull’Isola, diventa mussulmano e sposa una donna bellissima di origine berbera e si mette a fare il pescatore, non si allontanò mai più dalle basse acque costiere di Kerkennah. Portò sull’Isola innovazione nel campo della pesca e alcune terminologie marinare dell’Isola. Ali Baba dice che termini come la nassa, il tramaglio, cima, scotta, scalmo sono arrivati sull’Isola con Ouarda  (io credo che la vicina Sicilia abbia influenzato da molto prima Kerkennah). È un racconto che saltella nel tempo, un po’ alla Gino Brambilla il mitico ispettore onorario per l’archeologia sottomarina dell’Isola d’Elba, ma ricco di enfasi, entrano dentro Fenici, Cartaginesi, Annibale, i Romani, la regina Cercina e le sue ancelle, i pirati, i corsari, i contrabbandierei italiani e i vari personaggi e tutta la genealogia della famiglia Ouarda partita dalla frase detta dal naufrago spaurito. È un racconto senza sequenza cronologica ma con collegamenti logici e romantici, si parla di storie d’amore fra genti di luoghi diversi con un comune denominatore l’attaccamento a questa Isola. Il figlio del primo Ouarda diventerà l’uomo più ricco di Kekrennah un abile commerciante che trasportava merci tra Sfax e Kerkennah si chiamava Mohammed. Suo figlio, (il nonno di Ali Baba) è un retto mussulmano (al racconto me lo figuro come Mohammed di Agadir Bou Achiba) conosce il corano a memoria e diviene il riferimento spirituale della comunità. Il padre di Ali Baba, come Mohammed, ha invece i vizi e le attiduni degli italiani, beve vino e alcolici e ama commerciare e pescare in altura. Ali Baba è un veterinario e attualmente vive a Sousse ma non vede l’ora di tornare a vivere qui. Insieme a noi c’è Majed il  fratello più piccolo, un ragazzo sui venticinque anni in attesa di un posto di insegnamento, che attualmente fa il pescatore di spugne e nei prossimi giorni andrò a fare una pescata con lui. Parliamo anche della Galite e raccolgo preziose informazioni perché Ali Baba qualche anno fa ha fatto uno studio proprio a La Galite sulle capre dell’Isola anche loro di origine italiana. Su quest’Isola ha vissuto per decenni una numerosa comunità di origine Ponzese, in un certo senso anche io lì potrei trovare dei collegamenti con le mie antiche radici, la radice comune di questa razza bastarda dei mediterranei che poi è il vero motivo che mi spinge a prolungare la nostra presenza in questa terra.
Ci trasferiamo a casa attraversando la parte vecchia del paese di El Attaya che è di gran lunga la più affascinante con le sue case bianche e basse con i piccoli pergolati di vite per proteggersi dal sole, la casa dei Ouarda è molto grande e bella, Ali Baba ci fa vedere la prima casa, le cisterne per la raccolta dell’acqua piovana e tutto il resto. Facciamo conoscenza dell’anziano padre e poi mangiamo in compagnia di Miriam la sorella. Le due ore passano in un battibaleno e poi torniamo a casa dandoci appuntamento ai prossimi giorni appena mi sarò rimesso in pari con i lavori.