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Sono nel sacco a pelo tutto infreddolito quando Serena mi dice che è l’ora di alzarsi perché tra poco arriveranno i bimbi. Esco tutto assonnato sistemiamo il carico e ci spostiamo nella zona delle aule per Base Elba. Ci sono tre insegnanti il maestro di ieri e due maestre molto giovani, una di loro, radunati tutti bimbi nel cortile, gli spiega del nostro viaggio e del progetto, solita foto di rito e lasciamo la scuola, questa volta siamo stati ospiti del re. Un rombo scende dalla valle sembra una macchina da rally in realtà è un cinquantino che va a 30 all’ora ma il centauro dell’Atlante mi suona e mi maledice a gesti pel ciuco in mezzo strada guardandomi con occhi indiavolati attraverso due occhialini da saldatore. Poi incontriamo una famiglia che con gli asini sta scendendo nei campi a valle. Dopo qualche chilometro raggiungiamo Ifrane (mt 2019), quando, mentre sto guardando la mappa sul bivio in uscita dal piccolo centro abitato, mi viene chiesto in italiano se ho bisogno di aiuto, è Abdullah un marocchino che lavora in un parco giochi a Messina e che ora è tornato a casa per un paio di mesi. Oltre alle preziose indicazioni per la strada ci rimedia una balla di fieno per l’asino e due pani, ci vuole invitare a mangiare e a passare la notte a casa sua, ma rifiutiamo il generoso invito e ripartiamo iniziando a salire da un viottolo fra i campi. Segagnana non ne vuole sapere, il primo tratto è un tormento, praticamente la trascino come e una slitta, ma poi dopo una mezz’oretta riprende il suo passo costante da montanara. Saliamo una ripida pista contornati da vette innevate e lecci, la giornata è bellissima, siamo solo noi e un mulo che ci precede di poco. Dopo un po’ troviamo la prima neve e i soliti ginepri meravigliosi si sostituiscono ai lecci Arriviamo al primo passo della giornata Tiz’n Tirgbist (mt 2629) il lato ombreggiato della strada è coperto di neve, il panorama è superbo si vedono in lontananza le montagne che abbiano salito l’altro giorno, ci fermiamo per far mangiare l’asino e noi. Il sentiero prosegue salendo leggermente fino al secondo passo dove si trova un bivio per la città di Azilal (mt 2600), si apre un nuovo maestoso paesaggio verso vette e valli lontane. Continuiamo a salire, ormai camminiamo sulla neve, siamo molto alti e fa freddo il panorama è bellissimo, forse il più imponente tra quelli visti fino a ora, ma me lo godo poco perché non ho digerito. Sulle ultime luci del tramonto raggiungiamo il passo Irdigh (mt 2815), siamo sotto i 3677 metri dell’Azourki, iniziamo la discesa, sopra di noi delle montagne meravigliose ricordano le cime più belle delle Dolomiti che diventano rosate con la luce dell’ultimo sole. Tramontato il sole la valle diventa gelida, a fondo valle ci dovrebbe essere il souk dove ho intenzione di sostare ma non si vede nessuna luce, ho freddo per fortuna che Serena è in forma. Arriviamo in fondo alla valle ad Assemsouk (mt 2348) dove si è intravista una luce, mi affaccio e ci sono due ragazzi che si dimostrano subito gentili, sono in pratica l’unica luce accesa del souk, ci aiutano a scaricare e ci accolgono nel ristorante che stanno imbiancando. Siamo proprio fortunati perché sono arrivati oggi per iniziare la manutenzione, io approfitto della loro generosità nello scaricare i bagagli faccio l’ultima vomitata e mi infilo nel sacco a pelo a dormire.