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Il grano stentato e le volpi furtive
Dopo una giornata sostanzialmente inconcludente durante la notte mi metto a scrivere, finché il canto lamentoso del muezzin mi fa guardare l’orologio del computer che mi dice che sono le quattro e un quarto. L’idea è di sdraiarsi un’oretta e poi prima dell’alba partire a piedi per il deserto, ma il sonno mi tradisce e quando mi sveglio è ormai troppo caldo per muoversi. Verso le cinque del pomeriggio si esce per fare un giro verso sud ovest fino alle prime dune che si trovano proprio ai margini dell’agglomerato, si elevano improvvise in mezzo ai campi coltivati, non sono altissime ma la scenografia è notevole, con queste montagnole di sabbia circondate da canali salmastri e campi di grano. I contadini continuano a mietere, è un lavoro lento e faticoso raccogliere questo grano che intrepido cresce fra dune e terreni salmastri, è piccolo e sofferto, le spighe sono alte mediamente una quarantina di centimetri e il lavoro viene fatto avanzando accovacciati sui piedi o in ginocchio, falciando e legando le spighe in piccoli fasci. Man mano che ci si allontana da Mut le dune prendono il sopravvento sui coltivi, al tramonto ci spostiamo verso la strada perché è sempre pericoloso camminare al buio ai margini dell’oasi, i canali e i terreni pantanosi sono sempre in agguato. Prima di ritrovare la via principale passiamo da un cimitero dove è in corso un funerale, è un cimitero nuovo con tombe grandi e ben tenute, la maggior parte sono islamiche con le sepolture orientete verso la mecca, ma sul margine nord c’è anche una zona destinata ai cristiani con le tombe orientate verso nord, che si riconoscono per le croci dipinte. Con l’oscurità a Mut si risvegliano i grandi pipistrelli che durante il giorno dormono nei ruderi della città vecchia e anche le volpi si avvicinano al centro abitato vagando furtive nella penombra in cerca di cibo.