In viaggio
Domenica 3 maggio 2009 Mut, Oasi di Dakhla – Egitto
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Il sorriso delle fate e il broncio delle megere
Lasciamo la nostra stanza sulla collina dei morti della vecchia Mut prima dell’alba per fare una camminata verso sud ovest in direzione del deserto di sabbia, dopo circa un chilometro si vedono le mura imponenti dei ruderi di un antico insediamento, il sito è recintato ma si entra da una delle tante aperture. È un sito molto esteso, ci sono delle grandi mura in mattone crudo, tracce di pavimentazioni, qualche resto di colonna, c’è anche la baracca del guardiano che però ci ignora e qualche cane che si stiracchia la schiena rivolto al primo sole. Sicuramente qui c’era un importante insediamento, probabilmente era qui la Mut del periodo Romano, l’impronta è quella di una città,  non ci sono sepolture, ma i resti di una cinta di mura e all’interno numerose abitazioni, si vede bene che qui sono stati effettuati degli scavi archeologici importanti, fra i tanti edifici e i vicoli riportati alla luce, anche la struttura di un mulino e quella che sembra la bottega di un fabbro, ma la stragrande maggioranza delle urbanizzazioni sono ancora sotterrate, ovunque spuntano resti di cocci e tracce di pavimenti a lastre, si respira netto che qui in passato c’era un insediamento molto importante, del resto la città dedicata alla Dea Mut la sposa di Amon, il principale dio dell’Antico Egitto, doveva sicuramente essere un centro prestigioso, purtroppo sembra che sia stato tutto dimenticato e anche questo scavo abbandonato è ormai diventato un rifugio per cani e volpi, non sembra poterci raccontare molto di più. Lasciato l’altopiano della vecchia misteriosa città, ci incamminiamo nella campagna fra campi di cipolle, erba medica e palmeti, salendo su una collinetta rossa si scorge un piccolo lago in cui si specchiano le palme circostanti, superato il bacino camminiamo ancora un po’ fra campi di grano e campi sterili formati da rosse argille salmastre e poi si rientra avvolti nella cappa caliginosa. C’è un largo marciapiede nei pressi del centro di Mut dove si ritrovano le donne che vendono le erbe, se ne stanno sedute in terra con la loro merce davanti, in attesa dei compratori, evidentemente esiste una gerarchia e dei posti assegnati perché assisto ad una scena di sfratto, operata da un vecchio che si ferma e scaccia una giovane donna e la sua bimba berciando aggressivo con modi da cialtrone sotto lo sguardo compiaciuto delle altre venditrici, quattro brutte cinghiale grasse tutte vestite di nero che non si risparmiano vili commenti sibillini, l’aggredita cerca di difendere la sua “piazzola” di vendita ma dopo un violento sfogo, esasperata inizia a trasferire le sue erbe dall’altro lato della strada con l’aiuto della sua bimba fiera alleata della mamma. Con la classe innata dei buoni la donna trasforma lo sfratto in un gioco per la bimba che si diverte a trasferire le fascine di verdura dall’altro lato della strada saltellando e ridendo sotto lo sguardo cupo e ottuso delle megere dai veli neri che si incupisce ancora di più quando un motocarro di un baffuto pancione accosta al marciapiede ghetto e si compra quasi tutta l’erba sfrattata.           
  
 
Sabato 2 maggio 2009 Mut, Oasi di Dakhla - Egitto
Image Gettata calda
Dopo una nottata a internet, si rientra. Oggi il caldo impedisce ogni azione si fa fatica anche a respirare, eppure c’è chi continua imperterrito a mietere, ci saranno almeno quarantacinque gradi ma una squadra di muratori carpentieri sta facendo una gettata, ieri hanno finito di armare le colonne e oggi gettano. Lavorano di gran lena, cappello di lana per non prende fresco e via, l’impasto: sabbia (tanta) e cemento (poco), l‘attrezzatura è rimediata e il mestiere (la tecnica) lascia perplessi, ma la volontà e l’energia di questa gente è impressionante, vorrei che qui ci fossero tutti quei sparasentenze che dicono che gli africani sono tutti vagabondi.
In serata novità, andiamo da “Assaria” con pomodori e formaggio e ci facciamo fare un fitir salato e poi al chioscho dei pullman dove sono arrivati i gelati con lo stecco. Sono tempi duri anche per le volpi che di notte girano per l’abitato alla ricerca di cibo.
 
  
 
Venerdì 1 maggio 2009 Mut, Oasi di Dakhla - Egitto
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Un mattino nei campi
Si lavora con internet tutta notte, poi ai primi chiarori del mattino si esce per fare un giro nei coltivi dell’oasi, ci accoglie un’alba pallida il sole è avvolto nelle nuvole informi e grigie, la temperatura però è finalmente piacevole. Ci incamminiamo a ovest del paese e salendo su una delle tante colline di terra rossa si vede che c’è già un discreto traffico di carretti in direzione dei campi, mentre si sale le volpi si allontanano, ne vedo diverse, almeno cinque, ma a giudicare dalle tracce sono sicuramente di più, anche su questo rilievo ci sono tracce di una necropoli del passato e resti di teschi e ossa varie sbucano un po’ da tutte le parti, ci sono decine di tombe comuni interrate, costruite in mattone crudo, dove fra i resti dei vecchi abitanti le volpi hanno costruito le loro tane. Scendendo dal poggiolo si passa da un cimitero più recente con le tombe sempre costruite in mattone crudo e fango, rispetto al classico Camposanto Islamico le tombe sono più elaborate e soprattutto hanno delle lapidi con inscrizioni. Le coltivazioni partono dai limiti del paese e si sviluppano fitte per un paio di chilometri a fianco del grande palmeto, finché le dune di sabbia del deserto non le stoppano bruscamente, ci sono soprattutto campi di grano ma anche cipolle e le immancabili distese verdi di erba per gli animali. Siamo nel pieno della mietitura che qui viene effettuata ancora a mano con il falciotto avanzando in ginocchio fra le basse spighe di grano, alte circa settanta centimetri; è un lavoro lento e faticoso sopratutto per la posizione e gli uomini che avanzano ad altezza spiga sono resi ancora più mimetici dai cappelli di paglia. Lungo le vie che seguono il fianco dei numerosi canali, cominciano a passare le donne che portano il convio agli uomini, portando sulla testa le tipiche borse di paglia colorate. Fra le tante coltivazioni ci sono anche dei campi di zucche allagati dove zampettano gli ibis, gli uccelli sono tanti e si concentrano intorno ai canali musicandoli con il loro canto, il terreno intorno ai canali è ricco di sale, a volte la concentrazione salina non consente di coltivare questi campi di terra rossa strisciati dal bianco del sale che si solidifica in una crosta a forma di bolle, comunque la maggior parte della campagna è fertile e coltivata a grano. Avvicinandosi al palmeto si incontrano le stalle, sono tante tutte vicine e formano come un piccolo villaggio costruito con blocchi rossastri di fango e sale, questi muri sono tutti irregolari e morbidi, si vede bene che il fango è stato modellato con le mani, ma anche qui le cose stanno cambiando, le murature tradizionali cominciano ad essere sostituite da strutture di blocchi di pietra bianca murate con il cemento. Si incontano diversi canali alimentati da numerose  sorgenti quasi tutte calde e ferrigginose, la distribuzione delle acque viene effettuata con un’intricata rete idrica e quando è possibile le acque calde vengono miscelate con le preziose e rare fresche, queste stazioni di smistamento assomigliano agli scambi di una stazione dei treni e sono fatte con fango argilloso, legno e pietre, oltre a portare l’acqua a destinazione la fanno anche raffreddare evitando così danni alle colture. Il palmeto lascia il posto ai campi verdi con le  mucche al pascolo e gli ibis tutti intorno che ricordano il delta del Nilo, a lavorare nei campi ci sono soprattutto gli uomini, mentre le donne vanno avanti e indietro nei viottoli portando sulla testa  le borse di paglia e trasportando a forza di braccia i bidoni dell’acqua e i contenitori di latta con cui trasportano il latte appena munto, spesso sono adornate con bracciali e orecchini d’oro, hanno sempre il volto scoperto e, a differenza delle donne delle altre oasi visitate, sono sorridenti e cordiali. C’è un gran lavorare silenzioso in questa campagna, gli uomini che raccolgono l’erba medica, poi la trasportano con un cestone strapieno sulla schiena che li fa sembrare alberi con le gambe, ci sono anche tanti bimbi a lavoro, i maschi aiutano nei campi e guidano i carretti mentre le bimbe accompagnano le mamme alle sorgenti a alle stalle. Assistiamo a tante belle scene tra cui quella di una mamma con la sua bimba che si tiene alla manica del camicione multicolore, che se ne rientrano al villaggio canticchiando dopo aver portato la colazione nei campi agli uomini di casa. Con il sole ormai alto si rientra in paese, il caldo è feroce e rende impegnativo anche camminare, seguendo il ritmo dell’oasi ci rintaniamo all’ombra per poi riuscire al ponere del sole.


  
  
 
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