In viaggio
Venerdì 8 maggio 2009 Mut, Oasi di Dakhla - Egitto
Image Il richiamo urlato
Venerdì è tutto chiuso e non si trova niente da mangiare, dopo qualche chilometro a vagare trovo un banco di cocomeri, l’ultimo mangiato non è stato granché ma fra una zucca e nulla la scelta non è che sia complicata. Rientrando passo davanti a diverse moschee che sono tutte piene per la preghiera di mezzogiorno, oggi i muezzin sembrano particolarmente incazzati, specialmente quello della moschea principale, che pur essendo molto grande non riesce a contenere tutti i fedeli che hanno occupato anche gli spazi esterni, ci sono tantissimi giovani e la vista di tanti ragazzi prostrati a pregare come automi sotto il richiamo urlato dei megafoni mi turba. In serata classica uscita da “assaria” e poi a internet dove vedo con soddisfazione che Base Elba ha risposto bene alla chiamata. 
 
  
 
Giovedì 7 maggio 2009 Mut, Oasi di Dakhla - Egitto
Image

Image 
Base Elba a Kerkennah è On Line
Ormai a Mut ci conoscono quasi tutti, specialmente nella città vecchia dove anche oggi le donne radunate in gruppettini stanno pulendo il riso negli angoli ombreggiati dei vicoli, uno dei luoghi più interessanti dell’agglomerato per osservare le gente, è il punto dove le sinuose e strette sterrate del nucleo antico incontrano la strada asfaltata, è come un confine, qui arrivano i camion e le macchine ma oltre passano solo i ciuchi, le moto, le bici e naturalmente i pedoni, lungo questa “frontiera” ci sono tante piccole botteghe da cui i negozianti aspettano al varco la gente che rientra per proporre le mercanzie. Una scena divertente è quella di un anziano al quale viene proposta una torcia con radio incorporata, il venditore ne declama le meraviglie convinto di piazzare l’articolo, ma l’anziano senza mai scendere dall’asino, osserva e testa tutto con attenzione e poi ringrazia, saluta e segue innanzi, lasciando di stucco il commerciante. Della parte nuova mi incuriosisce il centro sportivo, è grande, moderno e completamente dissonante con tutto il resto, si entra da un ampio cancello, c’è una grande piscina coperta, varie palestre e campi sportivi dove un gruppo di anziani venerabili, con barbalunga e camicione bianco, passeggiano lenti, mi riconosce il giardiniere, è un ragazzo che lavora anche in un cafè vicino al nostro alloggio, è molto orgoglioso di lavorare qui, questo è un circolo per “gente bene” dove le mamme, naturalmente velate, aspettando i figlioli se ne stanno a pavoneggiarsi al cafè esponendo cellulari e occhiali pieni di brillantini come tante oche velate.
In serata arriva il momento dell’inserimento, è sempre un’emozione quando invii nel mondo i tuoi pensieri, in un attimo non sono più solo tuoi, ma di tutti; oggi però è un giorno speciale, oltre ai racconti e alla foto del viaggio c’è “Base Elba a Kerkennah” pronto per entrare in rete, ormai da diversi mesi abita nel computer ritoccato di tanto in tanto, ora è pronto. Per me è un momento importante, in questo progetto ci credo tanto e quando metto il cursore del computer su pubblica sento l’importanza del momento, cerco lo sguardo di Serena che ha condiviso con me questo “parto” e clicco “Base Elba a Kerkennah” è on line. 
 
  
 
Mercoledì 6 maggio 2009 Mut, Oasi di Dakhla – Egitto
Image

Image

Image

Image 
Un mondo che fa mangiare i Bimbi dalle mosche
Sul cantiere vicino a casa i lavori proseguono, i mattoni cotti vengono portati a spalla fino al terzo piano con un sistema efficace ma tanto faticoso, alcuni li portano sulla spalla come si è sempre fatto anche noi sul cantiere, altri li legano con una corda, in particolare c’è un ragazzo seccarone baffuto che ne porta un numero spropositato, inizia a preparare il carico mettendo tre mattoni spianati e poi prosegue incrociandoli facendo una pila alta un metro, dopodiché ci passa la corda intorno, la gira con un nodo alla muratora, poi prende un sacchetto vuoto di un ballino di cemento se lo appoggia sul groppone e tenendo il carico con la corda se lo appoggia sulla schiena e inizia a salire fino all’ultimo solaio. Lavorano sodo senza chiacchierare e si vede che c’è l’orgoglio nel costruirsi la casa nuova, anche la sabbia viene portata su a spalla riempiendo i sacchetti vuoti di cemento. Mut sta cambiando velocemente e in questo quartiere di case ancora costruite in mattone crudo tutti ambiscono ad avere una moderna casa in muratura, sicuramente a livello paesaggistico e anche culturale è una grande perdita, ma a guardare la volontà e la fatica di queste persone provo una grande ammirazione. Tutt’intorno c’è tanta miseria, ci sono tanti bimbi che trasmettono sempre allegria e vitalità però quando li vedi giocare tutti sporchi nelle discariche, con le mosche negli occhi, in bocca e nel naso, la sensazione di tristezza e ingiustizia supera tutte le altre, non si può accettare passivamente un mondo che fa mangiare i bimbi dalle mosche.
 
  
 
Martedì 5 maggio 2009 Mut, Oasi di Dakhla – Egitto
Image

Image

Image

Image 
Pane di strada
La voce cadaverica del muezzin me la ritrovo anche nel sogno, per fortuna stamattina la temperatura è calata e il vento è ritornato ad essere qualcosa di piacevole. Facendo un giro fra le case in mattoni crudi della città vecchia sulla soglia della moschea incrocio un uomo anziano che sta dormicchiando, mi domando se è il muezzin canterino della notte o anche lui ne è una vittima, appena più avanti in mezzo alla strada troviamo una trentina di pani messi al sole a lievitare appoggiati su dei piatti di sasso, chissà da quanti secoli si usa questa tecnica per fare il pane? Sono immagini belle che ci regalano gli ultimi scampoli di una cultura plurimillenaria, purtroppo la città vecchia sta inesorabilmente morendo, oltre alle abitazioni anche i palmeti all’interno delle mura antiche sono tutti piuttosto malridotti e in molte zone sono ormai completamente secchi, probabilmente a causa dei tanti pozzi scavati nella campagna circostante, che hanno abbassato la falda freatica di superficie. Andiamo a mangiarci la classica fitir zuccherata da “assarya” sempre più perplesso della nostra prolungata presenza a Mut e poi dopo il classico saluto “welcome in dakhla, dakhla very good” ci prendiamo anche un the da Farath che ci chiama da lontano “oimbirtù e serena” Un’altra giornata passata a spedire materiale e a leggere le meschine notizie della politica isolana e nazionale incentrate su marescialli cementificatori e troie di regime. 
 
  
 
Lunedì 4 maggio 2009 Mut, Oasi di Dakhla - Egitto
Image

Image

Image

Image

Image 

Image

Image

Image

Il piccolo Indio del Sahara
È mezzanotte ma è ancora caldissimo, una squadra di ragazzi sta finendo di allestire le impalcature per la festa di matrimonio che ci sarà stasera, bucano la strada e mettono dei pali di legno che servono per sostenere l’illuminazione, i lavori si fermano all’una di notte, ora in cui scatta una specie di coprifuoco e al posto degli uomini per le vie si cominciano a vedere le volpi che si spingono fino alle case abitate spinte dal coraggio della fame. Scrivo fino al primo canto del muezzin e poi mi addormento. Quando mi sveglio il sole è già alto, la gettata di sabato è già stata disarmata, camminando per la via in cerca di un fruttivendolo incontro un gruppetto di bimbi che giocano con un ciuco e un carretto, su tutti spicca un bimbo con i capelli lisci a caschetto e la faccia da indio che per qualche evento magico è nato in questa oasi Sahariana. Il taglio degli occhi, il naso e la folta chioma lucente, lo rendono diverso dal fratello e dai suoi amici che hanno tutti i capelli riccioli e l’ovale del viso allungato, ogni tanto capita che i geni si ricordino dei “parenti lontani” ulteriore prova che noi umani siamo un’unica razza, qualcuno più scolorito, qualcuno ricciolo, secco o massiccio, ma alla fine siamo tutti parenti, il sorriso del piccolo indio africano che gioca con i suoi amici è la risposta più bella all’idiozia del razzismo. La macchina fotografica esercita sempre un grande fascino e tutti vorrebbero una “sura” (fotografia) specialmente i bimbi e i ragazzi, richiedono le foto e poi si accontentano di guardarle piccoline nel visore della camera digitale, in tanti vogliono le foto, anche una bimba che prima dice che lei non vuole la foto ammonendo anche le altre con la minaccia che alla madrassa hanno detto di non farsi fotografare, ma poi la voglia di vedersi immortalata è più forte e prima salta davanti all’obbiettivo e poi si ammira compiaciuta nel visore. La confusione attira sempre più gente, si ferma anche un macchinone nero di una famiglia benestante, probabilmente diretta ad una festa, da cui esce un bimbone obeso che mi chiede di essere fotografato con la sorella, poi con fare da boss mi stringe la mano e risale in macchina senza nemmeno guardare le foto, prima che la cosa degeneri metto la fotocamera nello zaino e mi dileguo. In serata inizia la festa del mariage, la strada è stata trasformata in un teatro, con la via platea piena di sedie occupate dalle donne e sul palco gli sposi sul trono contornati dall’immancabile cameraman e dal fotografo con un flash gigantesco che ad ogni foto scioglie un po’ di cerone bianco dal faccione pingue della sposa, ma il pezzo forte è il complesso musicale in cui spicca il cantante che dentro una giacca dorata degna di un domatore del circo Orfei lancia lamenti stonati che amplificati e  distorti da un disgraziato impianto audio fanno rimpiangere il canto del muezzin.       
 
  
 
<< Inizio < Prec. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 Pross. > Fine >>

Risultati 21 - 25 di 525